Ho letto la spiegazione sul Canto XXVII dell'Inferno della Commedia di Dante Alighieri che si trova su questo sito web. A un certo punto si può leggere la frase seguente:

Il dannato ha riconosciuto la lingua di Virgilio, ed insiste affinché non gli venga negato un colloquio, vista soprattutto l’atroce condizione in cui riversa.

Fa riferimento a queste parole pronunciate dall'anima di Guido da Montefeltro, il dannato della frase sopra citata, che è intrappolata dentro una fiamma, nello stesso modo in cui si presenta Ulisse nel celebre canto precedente:

udimmo dire: «O tu a cu’ io drizzo
la voce e che parlavi mo lombardo,
dicendo “Istra ten va, più non t’adizzo”,
perch’io sia giunto forse alquanto tardo,
non t’incresca restare a parlar meco;
vedi che non incresce a me, e ardo!
Se tu pur mo in questo mondo cieco
caduto se’ di quella dolce terra
latina ond’io mia colpa tutta reco,
dimmi se Romagnuoli han pace o guerra;
ch’io fui d’i monti là intra Orbino
e ’l giogo di che Tever si diserra».

La mia domanda è sul significato del verbo "riversare" nella frase sopra citata. Ho cercato questo verbo in alcuni dizionari, ma non riesco a vedere a quale accezione corrisponda l'uso che se ne fa in questo testo (che però non ho difficoltà a capire in modo globale perché ho letto il Canto XXVII con i commenti di Bianca Garavelli in un libro). Sapreste spiegarmelo?

  • 1
    Da un'occhiata rapida alla pagina web non capisco chi è l'autore. Effettivamente sembra una svista per “versa”, che come spiega @abarisone è il verbo che uno normalmente userebbe in questo contesto. – DaG Nov 2 at 21:14
  • @DaG: Proveniva da un sito web chiamato "Freemaninrealworld" che, non so perché, è sparito. Ma non ricordo chi fosse l'autore (forse non l'ho mai saputo). – Charo Nov 2 at 21:25
  • @DaG: Ah, ho appena visto che il nome dell'autore appare giusto sotto il titolo "Divina Domenica – Inferno – Canto XXVII": Simone Germini. – Charo Nov 2 at 21:30
  • Grazie, @Charo! – DaG Nov 3 at 16:16
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Oggi si direbbe:

L’atroce condizione in cui versa

Infatti Treccani per versare riporta:

versare[2] v. intr. [dal lat. versari, forma mediale di versare (v. la voce prec.), propr. «muoversi, aggirarsi in un luogo», e quindi «trovarsi», ecc.] (io vèrso, ecc.; aus. avere e anche essere). – Essere, trovarsi in una determinata condizione o situazione: v. nella più squallida miseria, in tristissime condizioni, in fin di vita. In usi ant. o letter., essere, vivere in un determinato luogo: non può intendersi che una favella spieghi cose astratte per termini pur’ astratti, se non se ella sia di nazione, nella quale molto e lungo tempo sieno versati filosofi (Vico).

  • 2
    Si può dire sia “in cui si trova” o “in cui si ritrova” (con leggerissima sfumatura di significato). Lo stesso potrebbe applicarsi a “in cui versa” e “in cui riversa”. Vezzo dell'autore, forse. – egreg Nov 3 at 11:03
  • @egreg: "Riversare" nel senso di "versare di nuovo"? Cioè, volendo in certo senso indicare che si trovava in una situazione nuova (una situazione insolita e inaspettata) rispetto a quella della sua vita precedente? – Charo Nov 3 at 16:32
  • 1
    @Charo No, “ritrova” in quel senso ha un prefisso intensivo e non ripetitivo. Come in “mi ritrovai per una selva oscura”, dove Dante non era mai stato prima. – egreg Nov 3 at 16:42
  • @egreg: Volevo dire "di nuovo" come una cosa nuova, non come una ripetizione. Non mi sono espressa bene. – Charo Nov 3 at 16:44

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