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Ho scritto di recente

Avrei dovuto ricordarmi che

[la X di LaTeX sta per una χ, e quindi va scritta maiuscola], ma poi ho pensato che, “a orecchio”, sarebbe stato meglio scrivere

Mi sarei dovuto ricordare che

Esiste qualche regola per scegliere tra una forma e l'altra?

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  • 2
    Interessante: non se n'è mai parlato qui? Qualcosa c'è per esempio nella risposta di Charo qui (senza contare che “ricordare” ammette diverse costruzioni – “ricordare (una cosa)” e “ricordarsi (di una cosa)” – ma qui parliamo solo della seconda).
    – DaG
    Mar 23 '19 at 18:16
  • Quella risposta è utile, salvo che non dirime, confermando la validità di entrambe le forme. Mi viene però in mente adesso che la prima forma può essere interpretata come avrei dovuto ricordare a me stesso, cioè non in maniera "puramente riflessiva" (se mi si passa il termine) come la seconda forma. Forse la seconda forma è preferibile perché è più chiara, dato che non ammette questa interpretazione. Mar 23 '19 at 21:51
  • Cioè: è possibile dire avrei dovuto ricordarti che…, ma non è possible dire *ti sarei dovuto ricordare che…. Mar 23 '19 at 22:45
  • Beh dal punto di vista grammaticale è abbastanza chiaro cosa succeda: si tratta solo del verbo ricordare, alla diatesi attiva e riflessiva ("mediopassiva") rispettivamente. Si tratta però di una domanda interessante dal punto di vista semantico: qual è la differenza d'uso di queste due forme (se ve n'è una)?
    – Denis Nardin
    Mar 24 '19 at 6:46
  • Visto che questo è un sito in cui si parla di italiano: no, la X di Latex (così come la P di Iphone) non va scritta maiuscola, almeno secondo le regole standard dell'italiano. I nomi propri iniziano con la maiuscola, le sigle possono essere tutte in maiuscolo. Tutto il resto sono trucchi usati per evidenziare i marchi. Apr 16 '19 at 18:10
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Entrambe le forme sono corrette.
Esiste infatti una regola (fonte: "Grammatica Italiana di Base", Zanichelli) perché dovere, potere, volere sono verbi servili:

REGOLA:

la presenza di un pronome atono prima o dopo il verbo servile determina la scelta dell’ausiliare:
- se il pronome precede l’ausiliare si usa essere: (non ci sono potuto andare)
- se il pronome segue l’infinito del verbo si usa avere: (non ho potuto andarci)

Purtroppo nell’italiano di oggi si è soliti usare verbo essere o verbo avere indistintamente, come si legge anche qui.

In questa risposta sono coinvolti i pronomi, la regola sopra riportata vale quindi SOLO in caso di presenza di pronomi.

Ho preferito adesso editare la risposta in modo da chiarire come mai sembrerebbe che nelle diverse grammatiche ci siano regole diverse e perché con i commenti la verità si perderebbe e chi legge o leggerà in futuro avrebbe difficoltà a capire a fondo:

Stiamo parlando di verbi SERVILI.
Vediamo la totalità delle regole da applicare ai verbi servili:

  • possono essere usati autonomamente (voglio una pizza);
  • usati assieme ad un altro verbo all’infinito possono precisarne il significato indicandone:
    • dovere -> necessità (devo andare a casa);
    • potere -> possibilità (posso andare a casa);
    • volere -> volontà (voglio andare a casa);
  • usati autonomamente prendono l’ausiliare AVERE (ho dovuto);
  • quando hanno valore servile assumono l’ausiliare richiesto dal verbo che accompagnano (ho dovuto parlare, sono dovuto andare); Per quest’ultima regola, nell’italiano di oggi ha una certa diffusione l’uso indifferenziato dell’ausiliare avere (quindi anziché sono dovuto andare, nell’italiano di oggi si dice anche “ho voluto andare”.

CASI PARTICOLARI

  • seguiti dal verbo ESSERE o da un infinito passivo prendono l’ausiliare avere (ho dovuto essere lì);

  • Nei casi in cui sia richiesto l’ausiliare essere, la presenza di un pronome atono determina la scelta dell’ausiliare(e questo è il caso della domanda):

    • se il pronome precede l’ausiliare si usa essere: (non ci sono potuto andare)
    • se il pronome segue l’infinito del verbo si usa avere: (non ho potuto andarci).

CASI PARTICOLARI: ALTRI VERBI CHE HANNO VALORE SERVILE

  • i verbi sapere nel senso di “essere capace di” (so correre per 9 chilometri) e il difettivo solere (come si suol dire, Marco soleva passeggiare la sera);

  • i verbi fare e lasciare quando seguiti da un altro verbo all’infinito hanno valore causativo: indicano un’azione causata dal soggetto ma non compiuta direttamente da esso: ho fatto recapitare il pacco in ufficio, ti lascio lavorare.

Spero di essere stata chiara e di aver fugato ogni dubbio.

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    Potresti citare una fonte per questa regola, per favore? Non mi convince molto (ma io non sono nessuno), non la trovo con una ricerca rapida tra i libri che ho sotto mano ed è appunto contraddetta dalla pagina che citi tu stessa.
    – DaG
    Apr 12 '19 at 21:29
  • 1
    Anzi, ecco qui: “Se c’è un pronome atono, però, dovranno essere distinte due possibilità: se il clitico è anteposto, l’ausiliare richiesto sarà sempre quello del verbo retto: non ci sono potuto andare (*non ci ho potuto andare); se il clitico è posposto all’infinito, la scelta dell’ausiliare sarà invece libera: non sono potuto andarci e non ho potuto andarciEnciclopedia dell'italiano Treccani.
    – DaG
    Apr 12 '19 at 21:31
  • 1
    @DaG Certo! "Grammatica Italiana di Base", Zanichelli. Hai ragione per il link che ho inserito, non sono stata chiara per il riferimento, è solo che purtroppo nella lingua parlata molte regole di base non vengono usate e stanno scomparendo.
    – user5372
    Apr 12 '19 at 21:33
  • 1
    @DaniChi: Quello che hai scritto nella risposta è una citazione tratta da un libro? Se è così, aggiunge la fonte nel tuo post, per favore.
    – Charo
    Apr 13 '19 at 8:34
  • 2
    @Charo: Grazie. Quindi ci sono già due fonti autorevoli che dicono che la “regola” riportata in questa risposta non è una vera regola.
    – DaG
    Apr 13 '19 at 11:11

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