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Come si può leggere in questo post, la sezione VIII.85 dell'Italiano di Serianni riporta questa informazione:

c) In alcune zone l'uso di in con nomi di città è generalizzato, come si ricava da questo passo di Palazzeschi in cui lo scrittore descrive il disagio, anche linguistico, delle fiorentine sorelle Materassi costrette a partire per le Marche: «per andare in Ancona si doveva cambiare a Faenza. Che cos'era mai questa Ancona per cui si doveva cambiare, se per andare a Roma non si doveva cambiare proprio nulla? E dava loro noia quell''in' che si rendeva necessario per pronunziarne il nome. Per tutte le altre città si dice: 'a Roma, a Napoli, a Milano, a Torino, a Firenze'» (Sorelle Materassi, 85).

Non sono sicura di aver colto il senso di questa spiegazione. Devo capire che in certe zone d'Italia, in particolare in una regione intorno ad Ancona, si usa la preposizione "in" con tutti i nomi di città e comuni? Cioè, per esempio, si dice "in Roma", "in Torino", "in Castelfidardo", ecc.? Oppure questa preposizione si usa soltanto con i nomi che cominciano con la lettera "a" come accade appunto nella espressione "in Ancona"?

  • In effetti la citazione da cui a suo dire "si ricava che l'uso di in è generalizzato" dimostrebbe il contrario: "per tutte le altre città si dice a". Semplicemente Ancona comincia per a (come da discussione nell'altra domanda). – Old Man of Aran Jan 3 at 8:28
  • Una piccola correzione: Sorelle Materassi (con una sola “t”). – Benedetta Jan 3 at 11:31
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    Come dicevo anche nella discussione sotto il precedente post, l’esempio fatto da Serianni non è adatto, o quantomeno non è ben introdotto. Ho il dubbio che l’uso generalizzato di IN + nome di città sia geografico. Mi è capitato, ad esempio, di vederlo nel linguaggio della curia (cattolica) di Roma (mentre noi romani usiamo sempre la A). Non ho però trovato link di riferimento. – Benedetta Jan 3 at 11:36
  • Grazie, @Benedetta! – Charo Jan 3 at 11:38
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    @OldManofAran, Benedetta: Un attimo: non so niente dell'italiano regionale delle Marche, ma nell'universo del romanzo di Palazzeschi le protagoniste hanno sentito anconetani dire "in Ancona", mentre a loro risulta che per tutte le altre città si dica "a X", e quindi confondono – non sono linguiste – una peculiarità dell'italiano regionale con una peculiarità della città in cui sono costrette ad andare. – DaG Jan 3 at 12:51
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Forse non si tratta di una risposta completa, ma leggendo i commenti al canto XVIII del Purgatorio di Dante Alighieri scritti da Anna Maria Chiavacci Leonardi, nata nelle Marche, nel volume pubblicato da Mondadori, ho trovato questo:

Forse Dante raccolse in Verona una tradizione su questo abate accidioso di più di un secolo prima, ma la cosa non è probabile, né necessaria. Nulla ne sanno i suoi commentatori, e lo stesso Pietro, che visse e scrisse in Verona, osserva soltanto: «Vitium accidiae multum inter claustrales frequentatur».

Allora mi sono messa a ricercare meglio in questo libro e ho trovato altri esempi di uso della preposizione "in" con nomi di città e cittadine:

Nel marzo viene in Firenze il principe Carlo Martello, figlio di Carlo II d’Angiò re di Napoli, per incontrare il padre che torna dalla Francia; Dante lo conosce, forse come giovane cavaliere del corteggio che il Comune mette a disposizione del principe, e stringe con lui un rapporto di stima e amicizia.

[...] l’Impero romano è considerato vacante dalla morte di Federico II in Conv. IV, III 6, in quanto i tre imperatori eletti in seguito in Germania – Rodolfo d’Asburgo, Adolfo di Nassau e Alberto d’Austria, regnante nel 1300 e a cui qui ci si rivolge – non furono mai incoronati in Roma [...].

[...] fu valente giureconsulto e, secondo Benvenuto, fu anche dottore di leggi in Bologna. Mentre era magistrato in Siena, condannò [...].

Il costrutto ipotetico (s’io fosse...) sembra riecheggiare i vv. 9-10 dell’epigrafe posta sulla tomba di Iacopo nella chiesa di San Domenico in Fano [...].

Quindi, in vista di questi esempi, è chiaro che Serianni sta spiegando che esistono zone in Italia (in particolare nelle Marche) in cui si usa la preposizione "in" con tutti i nomi di città, non soltanto con quelli che cominciano con la lettera "a".

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