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In questa domanda si è spiegato che i cuochi che appaiono in televisione spesso si esprimono usando frasi come, ad esempio,

Vado a impiattare

col significato di

Sto per impiattare

oppure

Ora impiatterò.

Qual è l'origine di questo tipo di costruzioni nella lingua italiana?

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    Di spiegazioni ne avrei se non fosse che questa non è a mio avviso una costruzione grammaticalizzata (i.e. diffusa e standardizzata) in italiano. – Nico Feb 27 at 15:00
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    Io sono poco o nulla sicuro che con "vado a impiattare" il cuoco intenda "sto per impiattare". Bisognerebbe chiederlo a lui... – linuxfan says Reinstate Monica Feb 27 at 16:05
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    @linuxfansaysReinstateMonica Io credo che lo usi solo se si muove da un posto all'altro di una cucina enorme, come si usa "vado a raccogliere il prezzemolo in giardino" detto quando si è in cucina. – Nico Feb 27 at 16:08
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Come suggerito in un commento alla domanda precedente, secondo Treccani.it è un francesismo che sembra essersi diffuso nel linguaggio comune:

Seguìto dalla preposizione a e un infinito, essere in procinto di, stare per:

  • gli sta peggio quel malato e pare che vada a morire (Fucini); tranne rari casi, nei quali (come nell’esempio ora dato) ha accezioni di tono particolare, è un francesismo, a lungo censurato e sconsigliato, oggi molto comune (così, per es.: il passo che ora vado a leggervi, per il più semplice «che ora vi leggerò»; lo spettacolo va a incominciare, per «sta per cominciare»).

E la seguente risposta da parte dell’Accademia della Crusca ad una domanda simile nota che:

È infatti nelle numerose trasmissioni televisive legate al cibo e alla cucina e nei canali del web che andare a + infinito sembra aver trovato una sorta di zona franca, da cui poi irradiarsi nell’uso di ambiti più generici. I luoghi dell’italiano gastronomico sono occasione e veicolo di forme e parole (come impiattare, impiattamento), che sembrano comunicare un valore estetico o simbolico o presuntivamente dinamico della lingua. Certamente nell’uso ‘gastronomico’ di andare a + infinito si sente una marca di intenzionalità, di progettualità dell’azione, ai fini della migliore riuscita.

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    Complimenti per la nota dell'Accademia, che si attaglia bene alla domanda e parla di progettualità più che d'imminenza. – linuxfan says Reinstate Monica Feb 28 at 6:21
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    Sono invece in disaccordo con la Crusca riguardo alla voce impiattare perchè credo che non abbia alcunchè di simbolico o dinamico; mi pare piuttosto un'invenzione praticamente necessaria per esprimere chiaramente e concisamente l'atto e l'arte di porre nel piatto il cibo appena preparato. L'impiattamento è oggetto di voto (oltre a tecnica e qualcos'altro) in una trasmissione giornaliera (posso dire "prandiale"?) di RAI 1. – linuxfan says Reinstate Monica Feb 28 at 6:29
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    @linuxfansaysReinstateMonica Qui abbiamo una riconferma del fatto che "andare a" è gergo dei cuochi e non una costruzione usuale in italiano per indicare il futuro, a differenza di quanto asserito da diversi utenti qui. – Nico Feb 28 at 18:54
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    Anch'io trovo molto interessante l'articolo dell'Accademia della Crusca e penso valga la pena leggerlo tutto completo. Comincia così: «La costruzione andare a + infinito nei casi che vengono proposti all’attenzione rientra nelle cosiddette perifrasi imminenziali, che collocano l’evento – che ancora non si è realizzato – in un futuro prossimo.» – Charo Feb 28 at 22:39
  • @Charo, sarebbe come dici tu (anzi, la Crusca), se i cuochi non usassero altre frasi come "sarei andato a", "siamo andati a", "così andremo a", "mi andrà a dare" e simili. Per loro l'importante è usare il verbo andare. – linuxfan says Reinstate Monica Mar 18 at 6:54
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Secondo il Grande dizionario della lingua italiana, questa costruzione col significato di "stare per, incominciare, essere imminente" era già in uso nella lingua italiana nell'Ottocento. Questo vocabolario riporta alcuni esempi dell'Ottocento e dell'inizio del Novecento in cui si può vedere come era censurata come francesismo:

  • Si arieggia al modo francese quando si dice: ' Vado a dirvelo ', invece di ' Ora ve lo dico, sto per dirvelo ' ; ' Vado a farlo ', invece di ' Ora lo faccio ', o ' Lo farò subito '. Dunque è errato il dire: ‘ La predica va a cominciare ' (Costantino Arlìa, Lessico dell’infima e corrotta italianità, Carrara-Milano, 1890; 1ª edizione, 1881).
  • ' Vo a fare, a dire ', ecc. denotando azione che si stia per incominciare, è brutto gallicismo (je vais faire, dire): ' State attento alla formula del giuramento che ora vado a leggervi ', suol dire il giudice al testimone; e dovrebbe dire ' che sono per leg­gervi ', o ' che ora vi leggo ' (Giuseppe Rigutini e Giulio Cappuccini, I neologismi buoni e cattivi)1.
  • Andare a, non nel senso materiale di muoversi, come vado a vestirmi, ma nel senso di essere in procinto, risponde al francese aller faire, aller commencer. I modi nostri stare per (cominciare), ora (si incomincia) nel gergo dei mal parlanti cedono il posto all’espressione francese; alla quale fa riscontro assai bene l’altra, venire di..., fr. venir de (Alfredo Panzini, Dizionario moderno, Milano, 1905).

1. Secondo Wikipedia, I neologismi buoni e cattivi di Giuseppe Rigutini e Giulio Cappuccini è stato pubblicato nel 1886.

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