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Nel racconto Il pugno chiuso, di Arrigo Boito, ho letto (grassetto mio):

      Nel settembre del 1867 viaggiavo in Polonia per certa missione medica che mi era stata affidata; doveva fare delle ricerche e degli studi intorno ad una fra le più spaventose malattie che rattristano l’umanità: la plica polonica. Benché questo morbo sia circoscritto nella sola Polonia i suoi strani effetti ed il suo nome sono conosciuti, anche dai profani della scienza, per ogni parte d'Europa; fosserci così pure palesi le sue cause ed i suoi rimedi.

Questo "fosserci" che appare nel testo ha attirato la mia attenzione. Immagino si tratti di una forma arcaica di "ci fossero" e che la frase in cui si trova esprima un desiderio irrealizzabile. È così?

In qualche periodo della storia della lingua era comune attaccare i pronomi e le particelle pronominali alla fine dei verbi coniugati all'imperfetto congiuntivo o ad altri tempi verbali in questo modo? Ricercando "fosserci" con Google, ne trovo alcune occorrenze, ma non sembrano tante.

  • Sì, era considerato quasi obbligatorio posporre le particelle pronominali nella lingua scritta. – egreg May 19 at 15:11
  • In effetti nel Registro generale delle conjugazioni di tutt'i verbi italiani di Nicola Delia del 1835 oltre a fosserci c’è anche fossergli e fosservi. books.google.it/… – Hachi May 19 at 17:34
  • @Hachi: Suppongo anche fossermi, fosserti, fosserle, ... e fossemi, fosseti, fossele, etc. Ma, con la prima e seconda persona (singolare e plurale) come sarebbe? O solo si usava con la terza persona? – Charo May 19 at 17:49
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    Bisognerebbe trovare una grammatica del tempo, mi sembra comunque un uso prettamente letterario o formale di allora. – Hachi May 20 at 5:48

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