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Nel racconto Argon dal libro Il sistema periodico, di Primo Levi, ho letto (grassetto mio):

Morí piú che ottantenne nel 1928, assistita da un coro di vicine di casa scarmigliate, nerovestite e indementite come lei, condotte da una megera che si chiamava Madama Scílimberg: fra i tormenti del blocco renale, la nonna sorvegliò la Scílimberg fino al suo ultimo respiro, per timore che trovasse il maftèkh (la chiave) nascosto sotto il materasso, e le portasse via i mañòd e i hafassím (i gioielli, che peraltro risultarono poi tutti falsi).

Non ho trovato il termine "indementito" né il verbo "indementire" su nessun dizionario. Una ricerca su Google, però, ne dà parecchie occorrenze. Qual è il suo significato?

Quando ho letto questa parola, ho pensato che potesse avere qualcosa a che vedere con "demente". Ma poi ho ragionato che, se fosse stato così, l'autore avrebbe usato l'aggettivo "dementi" in questo testo.

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Questa parola deriva da "demente" (prendo dal vocabolario Treccani):

demènte agg. e s. m. e f. [dal lat. demens -entis, comp. di de- con valore privativo e mens «mente»]. – Affetto da demenza: reparto per dementi; un vecchio, una vecchia demente. Nel linguaggio com., pazzo, privo di senno, stolto, anche come titolo d’ingiuria o spreg.: taci, sei un povero demente!

Quindi la parola letteralmente significa. "diventate/rese dementi".

Guardando questo elenco siamo nel campo dei "morfemi verbalizzatori":

in- (e allomorfi inn-/im-/ir-/il-) : prefisso verbalizzatore.

camera → incamerare

[...]

brutto → imbruttire

quindi

demente → indementire → indementito

Nel brano in questione si parla di persone molto anziane, per cui immagino stiamo parlando di demenza senile, di persone che, per via dell'età avanzata, non ci stanno più molto con la testa.

Come fatto notare nei commenti da @Charo, l'uso di "indementite" anzichè del semplice aggettivo "dementi" sta a indicare una sorta di processo che si è sviluppato nel tempo, non di una condizione fissa delle persone di cui si parla.

  • Non conosco tutto il contesto, immagino stiamo parlando di demenza senile visto che si parla di persone molto anziane. Modifico la risposta. – Riccardo De Contardi Jun 6 '20 at 15:47
  • 1
    Il racconto non spiega niente di piú di queste vicine, ma da quel "come lei" (una signora "piú che ottantenne"), più che "impazzite", mi sembra più plausibile che fossero affette da qualche tipo demenza a causa dell'età. – Charo Jun 6 '20 at 15:52
  • In effetti hai ragione, posso levare la parte di equivalenza con impazzito – Riccardo De Contardi Jun 6 '20 at 15:54
  • 2
    Solo un piccola nota per dire che nella narrativa è possibile che un autore, un’autrice, “inventi” delle parole usando i consueti fenomeni di formazione delle parole. In questo senso, uno dei meccanismi più usati è proprio il prefisso in- + un aggettivo o un verbo, a indicare “diventato/a o diventare”. Michele Mari, per restare nella letteratura italiana contemporanea, usa moltissimo questa tecnica. – Benedetta Jun 7 '20 at 11:02
  • 2
    A differenza di quanto capita nelle lingue di @Charo, il termine "indementito" in italiano è perfettamente e immediatamente comprensibile da tutti. Oltre all'idea del divenire demente, Levi, sempre precisissimo nella scelte lessicali, lo ha probabilmente usato anche per uniformità con i due termini precedenti: la descrizione del testo è molto più potente dell'alternativa "scarmigliate, vestite di nero e diventate dementi". – enrico Jun 7 '20 at 17:39

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