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Nel racconto Nichel dal libro Il sistema periodico, di Primo Levi, ho letto (grassetto mio):

Dopo qualche settimana mi accorsi che non ero piú un senza nome: ero un Dott. Levi che non doveva essere chiamato Levi, né alla seconda né alla terza persona, per buona creanza, per non far nascere imbrogli. Nell’atmosfera pettegola e tollerante delle Cave, lo sfasamento fra la mia indeterminata condizione di fuoricasta e la mia visibile mitezza di costumi saltava agli occhi, e, mi confessò Alida, veniva lungamente commentata e variamente interpretata: dall’agente dell'Ovra al raccomandato d'alto livello.

Le Cave menzionate nel brano fanno riferimento a una miniera in cui Levi stava lavorando da poco tempo come addetto a un laboratorio.

Non capisco cosa vuol dire "raccomandato" in questo passaggio. Il significato sarebbe quello spiegato in questa risposta?

Ricercando alla voce "raccomandato" di parecchi dizionari, è l'unica accezione che mi sembra possa avere senso nel contesto del testo, ma non sono sicura che il significato sia questo.

  • @egreg: Sì, il significato 1 del Treccani è appunto quello a cui si riferisce la risposta che ho linkato. Tuttavia, non credo che questo "raccomandato" fosse una persona dell'OVRA, ma probabilmente qualcuno che occupava qualche carica nella miniera. Perlomeno è così come io intendo il testo. – Charo Jul 6 at 17:55
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Il significato di "raccomandato" è indubbiamente quello che hai trovato e dell'accezione 1 del vocabolario Treccani come indicano i commenti. Hai anche ragione secondo me nel ritenere che non si tratti necessariamente di una persona dell'OVRA.

L'autore usa l'espressione "il" raccomandato per rimarcare il fatto che è diciamo una sorta di figura di prammatica, presenza "naturale" in tutti i luoghi di lavoro, incluso il suo. Una specie di "figura professionale", come dire "l'ingegnere" o "il geometra".

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  • Ho aggiunto il link al Treccani perché i commenti, in teoria, possono essere cancellati in qualsiasi momento: meta.stackexchange.com/q/237978. – Charo Jul 6 at 21:15
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    Per maggiore comprensione, consideriamo che nel 1941, quando Primo Levi lavorò a Balangero (esperienza di cui parla in Nichel), era come dice lui un «fuoricasta», nel senso che lavorava “clandestinamente” (era ebreo e per via delle leggi razziali non avrebbe potuto lavorare). Con quella frase si intende che tutti quelli [dal … al] che erano lì non per motivi professionali non potevano che essere stupiti della sua presenza. – Benedetta Jul 6 at 21:17

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