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Nel racconto Piombo dal libro Il sistema periodico, di Primo Levi, ho letto (grassetto mio):

      Me ne andavo giú lungo il torrente, un po’ sui massi, un po’ guadando dove si poteva, come un cane da caccia, con gli occhi inchiodati a terra, quando ecco, poco sotto alla confluenza di un altro torrente piú piccolo, ho visto un sasso in mezzo a milioni di altri sassi, [...]. L’ho raccolto, era pesante, [...]. [...].
      A sera mi sono trovato un posto fuori mano, ho fatto un focolare, ci ho messo sopra il crogiolo ben stratificato, l’ho arroventato per mezz’ora e l’ho lasciato raffreddare. L’ho rotto, ed eccolo, il dischetto lucido e pesante, che si incide con l’unghia, quello che ti allarga il cuore e fa sparire dalle gambe la stanchezza del cammino, e che noi chiamiamo «il piccolo re».
      A questo punto non è che uno sia a posto: anzi, il piú del lavoro è ancora da fare. Bisogna risalire il torrente, e ad ogni biforcazione cercare se la pietra buona continua a destra o a sinistra.

Dovete sapere che il narratore in questo racconto è un cercatore di piombo.

Non capisco del tutto bene cosa vuol dire l'espressione "non è che uno sia a posto" che appare in questo brano.

Alla voce "posto" del vocabolario Treccani ho trovato

con riferimento a persone, essere a p. col vestito, con i capelli, ecc. (anche, avere il vestito, i capelli a p.), essere in ordine, esteriormente impeccabile; siamo a posto!, espressione che ha più significati, ma che in genere indica soddisfazione dello stato o della condizione raggiunti (anche con valore antifrastico e iron., con riferimento a situazioni poco piacevoli, critiche o addirittura disperate: adesso che ci hanno rubato tutto, siamo a posto!)

Quindi, il significato di "essere a posto" in questo contesto sarebbe "essere soddisfato dalla situazione"? Il narratore sta dicendo che non poteva essere soddisfatto poiché "il piú del lavoro" era "ancora da fare"?

  • @Hachi defininione perfetta, sarebbe da integrare nel Treccani. – linuxfan says Reinstate Monica Jul 14 at 16:45
  • Per quel che vale, da Roma questo specifico uso di “essere a posto” riferito a una persona anziché a una cosa mi suona lievemente settentrionale. – DaG Jul 14 at 17:14
  • @Hachi: È vero, l'esempio del cameriere mi suona meno insolito, ma se sentissi una frase come “sei a posto con il tuo lavoro?” mi suonerebbe poco usuale. Sarei anche incerto sul significato: mi chiedono se mi piace il mio lavoro? se sono in regola? altro? – DaG Jul 14 at 21:00
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La mia personale impressione è che “essere a posto”, così come è usato nel testo citato di Primo Levi, possa avere il senso di “aver fatto tutto quello che c’era da fare”. Il testo poi continua dicendo “il più del lavoro è da fare ancora”.

Dai commenti sembra che questo significato sia più tipicamente usato al nord.

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Concordo con la definizione del vocabolario Treccani menzionata sopra, ma mi suona molto pertinente anche la seguente definizione, tratta dalla stessa voce di vocabolario (anche se c'è il verbo mettere e non essere, le parole utilizzate mi danno proprio il senso di "essere a posto"):

mettere tutto a p., sistemare definitivamente, risolvere problemi, questioni, situazioni complesse, appianando ogni difficoltà, chiarendo eventuali malintesi

Il narratore sta dicendo che non poteva essere soddisfatto poiché non aveva risolto tutti i problemi.

In pratica "essere a posto" si può semplicemente intendere come "stare bene, senza problemi"; infatti, spessissimo, quando si incontra qualcuno (almeno nel sud Italia), invece di chiedere "Tutto bene?", si chiede "Tutto a posto?"

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  • L’espressione da commentare è “essere a posto” non “mettere a posto”. I significati sono diversi. Btw anche al nord e molto comune chiedere “tutto a posto“? – Hachi Jul 16 at 11:06

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