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Ecco alcune terzine del canto XXXI del Paradiso di Dante (versi dal 73 al 78, grassetto mio):

          Da quella regïon che più sù tona
          occhio mortale alcun tanto non dista,
          qualunque in mare più giù s’abbandona,
          quanto lì da Beatrice la mia vista;
          ma nulla mi facea, ché süa effige
          non discendëa a me per mezzo mista.

La mia domanda è sul senso del termine "qualunque" nel verso 75. Leggendo le diverse accezioni che appaiono sul Grande dizionario della lingua italiana, anche qui, ho pensato fosse "qualsiasi persona che", ma non ne sono per niente sicura. Anzi, ho l'impressione che mi sfugga qualche sfumatura.

Potreste aiutarmi a chiarire questo mio dubbio?

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In questo passaggio "qualunque" è da intendersi come "neppure quello che / anche se / per quanto"; la parafrasi è grossomodo:

Nessun occhio mortale è più distante
da quella regione di cielo in cui tuona,
neppure quello che / anche se / per quanto si inabissasse nel mare più profondo,
Di quanto (era distante) da Beatrice la mia vista;
ma (questa distanza) non aveva alcun effetto, poiché la sua figura
non arrivava a me attraversando un mezzo fisico

O, in forma un po' più libera:

[73-75] Nessun occhio mortale, anche se guardasse dal più profondo del mare, disterebbe da quella regione più alta dell’aria nella quale si formano i tuoni,
[76-78] più di quanto la mia vista lì distava da Beatrice; ma ciò non mi era di alcun ostacolo, perché la sua immagine non giungeva a me velata dall’atmosfera.

[EDIT] Probabilmente la parafrasi più "aderente" sarebbe quantunque, anche se nell'italiano quotidiano moderno è poco usato

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