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I fucilieri della Brigata Marina San Marco della Marina Militare si chiamano Marò. Perché? È un sinonimo di marinai? Qual è la storia di questa parola? La parola non mi suona toscana.


Perché la Brigata Marina San Marco ha adottato il leone alato di Venezia?

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    treccani.it/vocabolario/…
    – DaG
    Aug 11, 2023 at 10:58
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    About the ending in -ò, see it.wikipedia.org/wiki/1%C2%BA_Reggimento_%22San_Marco%22, which says "marò» (from the bureaucratic abbreviation «mar.o», for«marinaio»)'. Therefore, it is natural to pronounce this abbreviation with ò, because there is the full stop, a pause, before -o. Aug 12, 2023 at 12:35
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    Tra l'altro, perché pensi che la parola dovrebbe essere toscana? Il nome del battaglione San Marco viene da Venezia, anche se, come leggo nella voce di Wikipedia, i marinai venivano un po' da tutta Italia, in primis ovviamente da città di mare. Aug 12, 2023 at 13:46
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    @BakerStreet Quando ho scritto parola toscana, intendevo parola italiana. Presumo che l'italiano sia la lingua ufficiale della Marina Militare Italiana. Aug 13, 2023 at 15:16
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    Anche a me suona strano l'etimo dal greco antico, ma se il GDLI scrive qualcosa (anche se con la cauta premessa “alcuni lo fanno derivare da”) ci sarà un motivo: probabilmente qualche articolo di ricerca in cui viene sostenuta questa tesi, e che sarebbe utile rintracciare.
    – DaG
    Aug 16, 2023 at 10:25

1 Answer 1

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Si trova qualche informazione nel libro Ricerche linguistiche balcanico-danubiane di Giovan Battista Pellegrini (La Fenice Edizioni, 1992). In una discussione sull'etimologia di mòro, si menziona anche marò come una voce derivata dal veneziano usata nella marina adriatica per i marinai «di fatica» il cui origine potrebbe collegarsi al greco:

      Conviene riportare innanzi tutto il lemma del Boerio (fin dalla prima edizione del 1829 p. 361): «morè m. T. Mar. ragazzo di scopa. Chiamasi il servo o il garzone che in una barca s'impegna in qualsivoglia fatica e particolarmente nel nettare il bastimento e nel servir l'equipaggio. Morè in greco moderno è il vocativo di morós che vuol dire «nero», ma oltre che in questi sensi usasi come appellativo familiare equivalente ad «Ehi tu!» o simile. Anche noi diciamo vien qua moro; sta quieto moro mio e simili. Queste osservazioni fanno presumere che la voce morè venga da more greco, per la ragione forse che quei ragazzi sono chiamati dall'equipaggio con quelle voci confidenziali». La spiegazione della voce nella nostra nota è in buona parte contenuta in questo lemma, assai puntuale, del Boerio; ma questi rivela subito una scarsa conoscenza del greco, e d'altro canto coloro che si sono poi occupati di morè non hanno saputo presentare un quadro completo del problemino di cui stiamo discutendo.
      Merita riportare anche un lemma parallelo del DEI, sempre attento ai regionalismi; nel vol. IV pp. 2507-8 leggiamo infatti: morè m. (XIX sec. Boerio) «marò»; v. venez. cfr. l'abr. murè marinaretto che nelle barche da pesca sale sull'antenna per legare la vela; gr. mod. mōré, mōré’ ohé! ohi tu! caro (mio); dal vocat. di môron, mōró(n) bambino, da môros matto, semplice, sciocco, fatuo, stravagante, cfr. gr. m. morudóki bambino. Passato al serbo-croato mòre come interiezione». Sempre il DEI III, 2371 riporta marò m. XIX s. mar. ragazzo di fatica nei bastimenti, v. usata nella marina adriatica (ven. morè) dal. gr. mōrós bambino (da pazzo, stolto)». Ma una trattazione assai ampia e precisa della voce veneziana riportata dal Boerio si trova in M. Cortelazzo, L'influsso linguistico greco a Venezia, Bologna (Pàtron) 1970, p. 148 s.v. morè. Essa mi esenta da ripetere una lunga sequela di citazioni, specie marinaresche, tra le quali soprattutto quelle del Diz. di Marina (con lemma redatto da A. Prati). Il greco μωρέ «usato scherzosamente fin dal II sec. d.C. (Sophocles II, 776) vocat. di μωρός «stolto, sciocco», Liddell Scott 1158, è espressione citata anche da Matteo 7.26, di vario e frequente uso e tuttora vivacissima in Grecia ed in tutta la penisola balcanica, ove ha avuto una straordinaria fortuna...». [...]
      Per collegare la voce veneta (ed in particolare veneziana) con espressioni balcaniche mi ha offerto l’occasione [...].

In effetti, sulla pagina 101 dell'Ottocententesco Vocabolario portabile del dialetto veneziano si trova la voce che segue:

Morè. (term. marin.) Garzone di barca.

Quindi, secondo il Dizionario etimologico italiano (DEI), il termine marò si sarebbe cominciato a usare nella marina adriatica nel XIX secolo e avrebbe origine nel veneziano morè. S Il Grande dizionario della lingua italiana riporta che l'etimologia del termine rimane incerta, cioè, non è tanto chiara la derivazione dal greco (su questa fonte si può leggere la cauta dichiarazione "alcuni lo fanno derivare dal greco").

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