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Nel racconto La radura di Marisa Madieri ho letto questa frase:

"L'allergia s'era acuita procurandole febbre da fieno e violenti attacchi d'asma, che le impedivano perfino di parlare."

Non conoscevo questo verbo, "acuire"; io là avrei usato il verbo "acutizzare". Per questa ragione vi chiedo: c'è qualche differenza di uso o qualche sfumatura di significato che distingua questi due verbi, "acuire" e "acutizzare"?

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    Non mi sovviene nessun caso in cui non si possano usare indifferentemente. Forse "acuire" è un termine leggermente più colto. – persson Jan 7 '15 at 9:16
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Il verbo acuire viene dato dal De Mauro come nato nel XIV secolo, mentre acutizzare è riferito al 1901.

Personalmente, userei acutizzare solo in senso medico, ma è adoperato anche come sinonimo di acuire.

Di sicuro acutizzare è più “facile da capire”, per via del suffisso -izzare, ma, come tutti i verbi di questo tipo è anche più brutto (sempre meno del derivato acutizzazione, naturalmente) e dannoso perché riduce la ricchezza lessicale della lingua.

I gerghi tecnici, come quello medico, hanno bisogno di termini più precisi di quelli generici come acuire che letteralmente sarebbe “dare/prendere la forma di ago”: il dolore si è acuito significa che lo percepisco come un ago che mi punge e fa più male. Un medico parlerebbe di “dolore acutizzato” per indicare una specifica caratteristica sintomatologica.

L'esempio del De Mauro la crisi ha acutizzato i problemi sarebbe molto meglio reso con la crisi ha acuito i problemi.

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    +1, d'accordo su tutto. Strano che il De Mauro (o almeno la sua versione in rete) non chiarisca l'accezione tecnica, e più propria, medica di “acutizzare, -rsi” nel senso di “diventare acuto” contrapposto a cronico. – DaG Jan 7 '15 at 12:59

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