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1) È strano come una deportazione appaia, grazie alla propaganda manovrata dagli intellettuali, un'azione umanitaria.

2) È strano di come una deportazione appaia, grazie alla propaganda manovrata dagli intellettuali, un'azione umanitaria.

La 1) appare grammaticalmente ineceppibile, ma sono quasi certo che la 2)—quella con il di—si usi comunemente.

La domanda è: È corretta o accettabile la 2)? O si deve necessariamente usare la 1)?

  • 4
    Definisci “comunemente”, Elberich. La 2) non credo di averla mai vista o sentita. Hai qualche esempio esistente? – DaG Apr 14 '15 at 20:09
  • 3
    Dopo "è strano" io mi aspetterei un complemento oggetto (che cosa ti risulta strano) mentre un complemento di specificazione è sicuramente inudibile e molto probabilmente errato. – edmz Apr 14 '15 at 20:21
  • 6
    Molte istanze di “strano di come” vengono da altre espressioni (“è più strano di come pensassi” e simili). Gli altri casi mi suonano molto strani e non me li spiego. Attenzione alle generalizzazioni del tipo “si sente spessissimo”: ognuno di noi frequenta altri parlanti abbastanza delimitati dal punto di vista geografico, sociale, dell'età e così via. Nessuno di questi insiemi limitati è intrinsecamente migliore o peggiore di un altro, ma nessuno è in genere rappresentativo dell'uso generale e tanto meno dell'italiano standard (a meno che uno non sia amico personale di Pietro Bembo :-) ). – DaG Apr 14 '15 at 21:03
  • 3
    @black, per essere pignoli, dopo “è strano” ci aspettiamo il soggetto del predicato nominale “è strano”: “è strano il modo in cui...”, “è strano che tu faccia così e cosà” etc. – DaG Apr 14 '15 at 21:04
  • 1
    Altro caso derivante da un "parsing" sbagliato: "fornì una spiegazione strana di come fosse riuscito a superare quell'esame" – gd1 Apr 15 '15 at 12:27
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Le proposizione completive soggettive rette dal verbo essere in unione con un aggettivo o un avverbio sono introdotte da che o da come nel costrutto esplicito. Non sono possibili altri introduttori.

È strano come una discesa, vista dal basso, assomigli a una salita. [Citazione spuria di Pippo.]

«*È strano di come una deportazione appaia…» è dunque agrammaticale.

Il costrutto implicito, invece, generalmente non richiede alcun introduttore:

Che non è giusto aver ciò ch'uom si toglie [Esempio dalla voce «Giusto» del Tommaseo-Bellini]

In passato, però, erano frequenti casi di reggenza preposizionale dell’infinito. Il Serianni (Luca Serianni, Italiano, Milano: «Garzanti», 2000, § XVI.72) afferma che questo tipo di costrutto «non [può] dirsi desuet[o] neppure nella prosa contemporanea», e porta poi alcuni esempi letterari dei secoli passati (ne riporto un paio):

i quali fatti combinati è affatto impossibile alla mente umana d’intendere [Vico, Scienza nuova, 137]

voglio avvertirla d’una cosa che le sarà utile di sapere [Manzoni, I Promessi Sposi, XIX 12]

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