4

Nel romanzo Se una notte d'inverno un viaggiatore di Italo Calvino ho letto (il corsivo è mio):

Sarà la regola della clandestinità che glie lo impone?

Le parole "glie lo" in questa frase hanno attirato la mia attenzione perché nei miei libri di grammatica ho imparato che questa combinazione di pronomi si scrive "glielo". Ho trovato nel dizionario Hoepli "Si dice o non si dice?" che alcuni scrittori usano "glie lo" invece di "glielo".

La mia domanda è sull'uso che si fa di questa forma, "glie lo", e anche "glie la", "glie li", "glie le", "glie ne": si tratta di forme poco usate? Ci sono veramente alcuni scrittori attuali che preferiscono queste forme?

  • Non leggo troppo quindi non saprei (anche se a naso non credo, nella mia ignoranza sinceramente se lo avessi trovato su un libro l'avrei preso per un refuso), comunque qui ci sono altre informazioni: treccani.it/lingua_italiana/domande_e_risposte/grammatica/… – kos Aug 27 '15 at 18:34
  • Curiosamente adesso sto leggendo Ti con zero, anche questo di Italo Calvino, e nel racconto L'origine degli Uccelli ho trovato questa frase: «Il vecchio U(h) gliele strappa di sotto, l'uovo casca, l'uccello vola via». Mi piacerebbe sapere se, come sembra suggerire Hoepli, alcuni autori usano sistematicamente le forme staccate. – Charo Aug 28 '15 at 10:46
  • Come suggerisce l'Accademia della Crusca, l'uso in due parole è "letterario", quindi si può supporre che sia diffuso soprattutto tra gli scrittori. Ngram può essere uno strumento per verificarne l'uso. La mia sensazione è che anche a livello letterario sia sempre meno usato. – user519 Aug 28 '15 at 11:20
  • Nel blog Lo SciacquaLingua di Fausto Raso si può leggere: "Personalmente preferiamo la grafia non univerbata, anche se considerata di uso prettamente letterario o raro, perché, come fa notare il linguista Amerindo Camilli, «la grafia da consigliare è glie lo, glie ne (ecc., nota del redattore) che si conforma a me lo, te ne, ecc. Glielo, gliene sono due eccezioni ingiustificate»." – Charo Aug 28 '15 at 11:55
  • Un altro esempio tratto di Gli amori difficili, un libro di Italo Calvino che ho anche letto. Si tratta dell'inizio del racconto L'avventura di un viaggiatore: «Federico V., abitante in una cittadina dell'Italia settentrionale, amava Cinzia U., residente a Roma. Ogni volta che le sue occupazioni glie lo permettevano, prendeva il treno per la capitale.» – Charo Aug 28 '15 at 12:49
2

L'evidenza che ci offre Ngram è di un uso poco comune della forma staccata glie lo.

Secondo L'Accademia della Crusca:

  • Alla terza persona, invece, i due pronomi atoni si fondono normalmente in un'unica parola: glielo, gliela, glieli, gliele. La grafia corretta e diffusa è oggi dunque quella unita; quella staccata è certamente possibile, ma di uso letterario e antico, oggi assai raro.

Secondo Treccani.it:

  • Consigliamo l’uso della moderna e contemporanea forma univerbata glielo, nonostante l’italiano antico – fin dentro il Novecento di uno scrittore atipico come Federigo Tozzi, per esempio - conosca bene la forma analitica glie lo.

  • Esiste una dissimmetria, rispetto alle forme composte con le particelle pronominali di prima, seconda, quarta e quinta persona (me lo, te lo, ce lo, ve lo), che forse un giorno si colmerà con l’uso, attraverso un riallineamento. Per ora, atteniamoci alla grafia vigente.

Il commento che segue cerca di spiegare perché viene usata la versione in due termini:

Glielo o glie lo?

  • Dicono le grammatiche che il pronome personale gli seguíto dai pronomi lo, la, li, le, ne, si fonde con questi in un’unica parola, variando la forma in glie: e abbiamo così glielo, gliela, glieli, gliele, gliene.

  • Però le stesse grammatiche insegnano anche che i pronomi mi, ti, si, ci, vi, seguíti dagli stessi pronomi lo, la ecc., trasformandosi in me, te, se, ce, ve, formano i pronomi composti me lo, te ne, se li, ce la, ve le eccetera, sempre scritti coi due termini ben distinti. È evidente che questa differenza di trattamento non può avere nessuna giustificazione né logica né grafica.

  • L’uso e anche molti scrittori stanno facendo giustizia di questa stranezza, per cui possiamo sentirci liberi di adottare, se vogliamo, una grafia più coerente, separando anche glielo e famiglia: glie lo, glie la, glie li, glie le, glie ne.

  • S’intende che quando questi pronomi composti hanno funzione di suffisso di una forma verbale non si potranno scrivere che in una parola sola: dirglielo, fargliene eccetera, come del resto accade anche per dirtelo, farmelo e simili.

(Hoepli)

| improve this answer | |
  • La spiegazione di Hoepli è esattamente quello che ho letto io (vedi il link della mia domanda). Mi piacerebbe avere più informazioni sull'argomento. – Charo Aug 27 '15 at 18:55
  • @Charo - ho aggiunto le spiegazioni della Crusca e di Treccani, che mi sembrano tutte convergere sul fatto che l'uso contemporaneo è quello dell'unica parola. La forma in due parole non è scorretta, ma obsoleta e poco usata. Ngram conferma l'uso della forma in un'unica parola è quella molto più diffusa. Cosa posso fare di più? – user519 Aug 27 '15 at 19:01
  • Personalmente, per quel che conta, non userei mai la forma in due parole. – user519 Aug 27 '15 at 19:07
  • 2
    @Josh61personalmente, sempre per quel che conta, se esistesse un movimento per l'utilizzo della forma in due parole, vi aderirei (ma purtroppo non esiste) – Walter Tross Aug 28 '15 at 8:40
  • Potresti fondarlo tu :) – user519 Aug 28 '15 at 8:41

Your Answer

By clicking “Post Your Answer”, you agree to our terms of service, privacy policy and cookie policy

Not the answer you're looking for? Browse other questions tagged or ask your own question.