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Nel racconto La Luna come un fungo di Italo Calvino ho letto (il corsivo è mio):

Sentivo le grida dei compagni che salivano dal mare: stavano passandosi la voce, indicandomi, facendomi le beffe, e le loro parole sembrava mi giungessero da un altro mondo: - Qfwfq lì, ah ah!

Ho cercato il vocabolo «vè» in alcuni dizionari, ma non l'ho trovato. Tuttavia, nel vocabolario Treccani ho trovato questa definizione:

ve’› interiez. – Troncamento di vedi, imperativo del v. vedere, col sign. di «guarda!»: ve’ che non par che luca Lo raggio da sinistra a quel di sotto (Dante). Frequente in usi region. come esclam. (anche nella grafia veh ), col sign. di «bada!», per rafforzare espressioni di avvertimento, di ammonizione e di minaccia: attento, ve’, che cadi!; bada, ve’, che me la paghi!; non ci provare, ve’! Anche rafforzativo, talora, di sì e no, a cui aggiunge una particolare sfumatura: sì ve’; io no, ve’. Più raram. con funzione più tenue, quasi a sottolineare le parole che precedono: era buono, ve’, il vino; scusate, ve’; aspetta, ve’.

La mia domanda è: quel «vè» che appare nel brano di Calvino è lo stesso di «ve’»? Si tratta, come spiegato dal Treccani, del troncamento dell'imperativo del verbo vedere con il significato di «guarda!»?

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Penso che in questo caso vè sia da intendere come una forma dialettale o colloquiale di ve', dato che si tratta di pescatori che si fanno beffe di un vecchio compagno che è rimasto insabbiato con la sua barca in un mondo senza spiagge.

Spesso nei discorsi diretti si trovano espressioni popolari che non sono perfette dal punto di vista grammaticale, e sottolineano il contensto non formale in cui sono formulate.

Comunque penso proprio che il senso sia «guarda lì Qfwfq! ha ha!» detto in modo colorito.

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