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Nell'Italiano parlato (perlomeno in Brianza e a Milano) si usa spesso la "parola" /nɛ/ per fare una "question tag", quello che in Inglese si fa ripetendo il verbo al negativo e mettendo un pronome soggetto. Chi lo usa nello scritto (tipicamente sui social) lo scrive tipicamente "neh". Io ho pensato che potrebbe avere origine da "no è" = "non è [vero/così]", e quindi andrebbe scritto "n'è". C'è qualche fonte più autorevole che abbia questa opinione? Meglio "neh", "n'è" o (altra forma più rara) "nè/né"?

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    È un uso regionale, che associo al Nord-Ovest d'italia (ma non sono sicuro al 100% che sia localizzato solo lì). Ti posso assicurare che se provi ad usarlo in Veneto riceverai degli sguardi molto perplessi... – Denis Nardin Nov 6 '15 at 19:11
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    Dovresti correggere la tua domanda, perché "nel parlato italiano" (tout court) è sbagliato – Walter Tross Nov 6 '15 at 20:17
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    Nel profondo sud di Roma non è arrivato. – DaG Nov 6 '15 at 20:41
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    Se ne parlava anche in un'altra domanda, ma non mi sembra che ci fosse una risposta risolutiva. La risposta più convincente si richiama al Treccani, che avalla l'ipotesi “n(on) è”. Non vedo però perché scriverlo “n'è”, che significherebbe “ne è” (come in “è finito, non ce n'è più”). – DaG Nov 6 '15 at 20:49
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    Proporrei di sostituire il termine "italiano parlato" con "lombardo italianizzato" o anche "lombardo occidentale italianizzato". Nel resto d'Italia non si usa il "/nɛ/: n'è, neh o nè" – Joe Taras Nov 7 '15 at 15:52
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La particella ne è presente molto simile in varie lingue di Paesi vicini (in portoghese come contrazione di não é, in tedesco o neh al posto di nein?); se provenisse dal francese (come corruzione di n'est-ce pas?), questo potrebbe spiegare perché sia diffusa nel nord Italia, ma non al centro o al sud, e specialmente nella zona di Milano, visto che il dialetto meneghino mutua molti termini dal francese.

Esiste la forma "n'è" per "non è", la usava anche il Manzoni, ma è rara (Ne abbiam passate di brutte, n'è vero, miei giovani?) e per quanto riesco a trovare, è sempre usata nella forma "n'è vero". Può darsi che "neh" derivi da una contrazione di non è vero?, ma in tal caso andrebbe probabilmente scritta "ne'", come forma elisa di nevvero.

Soprattutto, nel rileggere "n'è", almeno io interpreterei come "ne è".

Perciò, tutto sommato, io lascerei indicato neh.

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  • Che c'entra il giapponese? – DaG Nov 9 '15 at 10:47
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    Più che di “n'è” usato per “non è”, parlerei, per quell'esempio, di diverse grafie della parola/locuzione “nevvero” (cf. treccani.it/vocabolario/nevvero). – DaG Nov 9 '15 at 10:52
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    Interessante ipotesi, ma questa sorta di congetture sugli universali del linguaggio va sempre affrontata con infinita cautela, visto che persino le onomatopee differiscono grandemente da lingua a lingua. E poi, personalmente, avrei qualche perplessità su una teoria che trovasse affinità tra un tratto dell'italiano di certe regioni settentrionali e il giapponese, quando questo tratto non è condiviso neppure dall'italiano di altre regioni. – DaG Nov 9 '15 at 11:24
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    Tornando in tema, mi sembra interessante l'idea di usare la grafia “ne'” (anche per affinità con po', be', to'...), ma probabilmente arriviamo un po' tardi per introdurla adesso. – DaG Nov 9 '15 at 11:28
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    @DaG Però tutti gli esempi che hai fatto sono elisioni (poco, bene, togli), mentre non è affatto chiaro se neh sia l'elisione di qualcosa (anche se lo fosse di nevvero, questa parola a sua volta viene da non è vero, quindi neh sarebbe soltanto non è, e dunque nessuna vera elisione). – Mauro Vanetti Nov 12 '15 at 15:12

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