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Nel romanzo Artemisia, di Anna Banti, ho letto questa frase che descrive la pittrice Artemisia Gentileschi:

Imperterrita, come una giocatrice, prepara la nuova tavolazza, mostra come s'impieghi il nero di seppia acciò non sia sordo, morde sul pennello un pelo dispettoso: che impasto, che sprezzo, che colorito!

Capisco i significati dell'aggettivo "sordo" che appaiono nei dizionari, ma non riesco a cogliere il senso di questo aggettivo nel brano precedente. Me lo sapreste spiegare?

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Nella pittura si chiama "colore sordo" un colore che manca di brillantezza, tipico delle mezzetinte. Il nero di seppia, se veniva preparato in modo sbagliato, risulta smorto e perde le qualità e riflessi brunastri che lo fanno un particolare tipo di nero.

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In questo contesto sordo, normalmente riferito al suono, potrebbe essere impiegato come sinonimo di cupo (v. 2 b). Il nero di seppia, quindi, verrebbe disteso sulla tavolozza affinché non appaia troppo cupo; quanto viene aggiunto dopo, «che impasto, che sprezzo, che colorito» lascia intendere che il risultato finale è un'opera dai colori "sprezzanti" (~ "vivaci"), come desiderato.

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  • Cioè, affinché il colore non sia troppo scuro? – Charo Feb 10 '16 at 16:01
  • @Charo Io l'ho intesa così. – mrnld Feb 10 '16 at 16:03

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