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Nel romanzo Artemisia, di Anna Banti, ho letto:

Le era venuta una gran placidezza: l'uscio chiuso e il tranquillo compagno le davano un agio, un calore che non aveva mai provati, né sola né in compagnia, e neppure con suo padre. Non si ricordava di essere la Gentileschi, pittrice e figlia di pittore. Riscuoteva antichi crediti di benevolenza familiare, di familiare rispetto. Aveva -- e la parola continuava a esaudire il suo pensiero -- aveva un marito.

Secondo il vocabolario Treccani "esaudire" significa "dare ascolto e concedere ciò che viene richiesto". Tuttavia, non capisco cosa significa che la parola che era in quel momento nella mente di Artemisia esaudiva il suo pensiero. Me lo sapreste spiegare?

  • Secondo me, senza sapere il contesto, esaudire si riferisce ad aveva: sembra quasi che l'avere... sia ciò che la dà soddisfazione, più del ...marito. – N74 Feb 16 '16 at 11:26
  • @N74: Io ho pensato che fosse la parola che veniva giusto dopo "aveva", cioè la parola "marito", che è quella che occupa la mente della pittrice in quel momento. Artemisia si era sposata, ma era partita per Firenze giusto dopo il matrimonio, in modo che non aveva potuto convivere con suo marito. Durante il viaggio di ritorno a Roma pensa solo a suo marito che la sta aspettando. Questa frase si riferisce al giorno in cui Artemisia ritrova suo marito: il libro spiega che la pittrice sente una placidezza, un agio, un calore che non aveva mai provati prima. – Charo Feb 16 '16 at 12:17
  • @N74: Ma, come spiegato anche da Erik, forse hai ragione e "la parola" è "aveva", nel senso che il fatto che è veramente importante per Artemisia in quel momento è "avere" un marito per davvero. Per questa ragione, ho aggiornato la domanda. – Charo Feb 16 '16 at 16:48
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    Credo vi sia un sottile rimando alla placidezza in incipit; il pensiero - per es. quando si domanda, magari non trovando risposte - può dare anche inquietitudine, e talvolta una idea, magari suscitata dal sentire (mentalmente) una parola, qui 'avere', la placa, come il calmarsi del questuante quando la sua richiesta è esaudita. – mario Feb 16 '16 at 20:21
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Il verbo esaudire significa anche

soddisfare, accontentare qcn.

Artemisia sta pensando al marito, e di fatto ha un marito. Quasi sembra che non fosse sposata ma il fatto di averlo in realtà soddisfa i suoi pensieri verso il marito con cui non ha vissuto. La parola fa coincidere realtà e pensiero. Senza contesto l'impressione è che la frase sia più diretta alla condizione dell'essere sposata piuttosto che alla persona del marito. Sarebbe plausibile visto che, nella situazione in cui era la Gentileschi, l'essere sposata o no faceva differenza.

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  • Quindi, in questo contesto, "esaudire" significherebbe "soddisfare"? Cioè, la parola che Artemisia ha in mente soddisfa il suo pensiero (veramente non importa tanto se tale parola è "aveva" oppure "marito"). – Charo Feb 16 '16 at 14:08
  • soddisfare: essere in accordo con (Treccani) – Erik vanDoren Feb 16 '16 at 14:20
  • @Charo: vedila come nell'espressione esaudire ogni suo desiderio -> soddisfare ogni suo desiderio. – N74 Feb 16 '16 at 14:28
  • Che si riferisca al marito vero e proprio perché le manca come persona, o che si riferisca alla condizione di donna sposata che porta rispettabilità, cambia un poco il senso della frase ma non della parola che usano. Però potrebbe essere più facile per te capire la parola se il senso è chiaro. – Erik vanDoren Feb 16 '16 at 14:30
  • Per esempio: se l'essere sposata, il marito, come concetto sono un pensiero nella sua testa, l'avere il marito lo fa diventare una cosa reale vera e palpabile. Non ha la persona davanti a sé, non ha vissuto "da moglie" ma ha un marito, per davvero – Erik vanDoren Feb 16 '16 at 14:58
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Aveva -- e la parola continuava a esaudire il suo pensiero -- aveva un marito.

Secondo quel che ho inteso io, "la parola" si riferisce ad "Aveva"; essendo esaudire sinonimo di soddisfare ed avendo soddisfare anche il significato di:

essere in accordo con, rispondere a, in espressioni come s. a una premessa, a un principio, s. a una condizione,

il verbo avere è proprio quello che esprime nella maniera più completa in assoluto quello che era il pensiero della pittrice: l'essere in possesso di un marito (quasi equiparato ad un bene), l'essersi finalmente ricongiunta a lui.

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