2

Nel romanzo Una questione privata di Beppe Fenoglio, pubblicato da Einaudi, ho letto:

Stava male, in particolare gli dolevano i polmoni, pareva si sfregassero l’uno contro l’altro con punte fattesi da cartilagine in metallo, e gli davano senso e sofferenza.

Più avanti nel libro questo vocabolo, "senso", appare di nuovo in contesti che a me sembra possano essere simili:

Masticava con violenza, la fetta di lardo era cosí spessa e ricca che a Milton faceva quasi senso incontrarla coi denti pur dopo l’alto spessore del pane.

La maestra faceva ancora qualche mossa di sofferenza o di senso e la gonna le montò piú su, ora mostrava le giarrettiere.

La mia domanda è sul significato di "senso" in queste espressioni: "dare senso", "fare senso", una "mossa di senso". Si riferiscono all'accezione 2 b del vocabolario Treccani?

L’avvertimento di sensazioni interne, di natura fisica o, talora, psichica, spec. se non ben definite: avvertire un s. di fame; provare un s. di benessere, di malessere, di stanchezza, di pesantezza alla testa, di languore allo stomaco, d’amaro in bocca, ecc.

3

Direi che in tutti e tre i casi il significato è più quello indicato nella accezione 3 a della voce citata del dizionario Treccani, ovvero:

uno stato d’animo, una sensazione, un atteggiamento psichico: sentiva dentro di sé come un s. di vuoto; la sua partenza ha lasciato in tutti noi un s. di rimpianto; provare un s. di tristezza, d’amarezza, di sconforto, ecc. Molto com. nell’uso fam. l’espressione fare senso, di cosa che produce una impressione forte e non gradevole (simile a disgusto o ripugnanza) o un turbamento psichico in genere: vedergli perdere tutto quel sangue mi faceva senso; spettacoli di miseria che fanno senso.

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