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Nella commedia Morte accidentale di un anarchico di Dario Fo, pubblicata da Einaudi, ho letto:

Allora, cos’hai bisogno dal Bertozzo, che documenti? Sí, detta che prendo nota: la copia del decreto di archiviazione della morte dell’anarchico... va bene, poi te la fa avere... e anche le copie dei verbali... sí, sí è tutto qui nell’archivio... E be’, ci credo dobbiate prepararvi bene tu e l’ex guardiano del campo di concentramento. Se il giudice che arriva è appena una carogna come dicono... Certo che conosco il giudice! Malipiero, si chiama. Mai sentito nominare? Be’, lo sentirai. Uno che s’è fatto il campo di concentramento al tempo dei tedeschi... domanda un po’ al tuo capo se magari se lo ricorda. D’accordo, ti faremo avere subito tutto quanto. Ti saluto... Aspetta, aspetta! Ah, ah, c’è il Bertozzo che ha detto una cosa molto spiritosa... se non t’arrabbi te la dico... Non t’arrabbi? E va bene, allora te la dico: ha detto che... ah, ah... che dopo ’sta visita del giudice revisore ti spediranno nel Sud, magari a Vibo Valentia Calabrese... dove c’è il palazzo della Questura che è a un piano solo e l’ufficio per il commissario è nel seminterrato... Ah ah... hai capito l’antifona: nel seminterrato... Ah ah! Ah ah, t’è piaciuta? Non t’è piaciuta? Be’, sarà per un’altra volta. (Ascolta alla cornetta) Va bene... glielo riferisco subito. Bertozzo, il fra non molto calabrese commissario qui presente, ha detto che appena ci incontra a tutti e due ci dà un cazzotto sul muso! Ricevuto, passo (altro pernacchio), prrre! Da parte di tutti e due e chiudo! (Il Matto abbassa il ricevitore quindi si getta subito alla ricerca del materiale) «Al lavoro signor giudice, il tempo stringe». Dio, come sono emozionato! E come se dovessi dare un esame, piú di un esame di laurea maxima! Se riesco a convincerli che sono un vero giudice revisore... se non smarrono, per la miseria, sono in cattedra!

Il personaggio che dice queste parole, il Matto, prima si fa passare per un commissario di polizia al telefono e poi intende far credere a tutti che è il "giudice revisore".

Non capisco il significato di "smarrono" nel passaggio precedente. Ho letto la voce smarrire sul vocabolario Treccani ma continuo a non capire. Significa che i documenti si possono perdere? Significa che gli altri possono sentirsi confusi e quindi dubitare dell'autenticità del giudice?

  • Questo è uno di quei casi in cui stampare un accento nel libro avrebbe reso la frase molto più chiara. – Federico Poloni Dec 30 '16 at 12:20
  • Hai ragione, @FedericoPoloni! – Charo Dec 30 '16 at 12:28
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Nella frase «se non smarrono, per la miseria, sono in cattedra!», “smarróno” è la prima persona del verbo “smarronare”, non una persona del verbo “smarrire” (se fosse la terza plurale del presente, sarebbe “smarriscono”). Il senso è quindi “se non faccio qualche fesseria, sono in cattedra”.

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  • Smàrrono è anche una forma poetica di smarriscono con sincope del suffisso sco. In questo caso però si tratta chiaramente di smarróno. – Denis Nardin Dec 30 '16 at 11:05
  • @DenisNardin: È forse quello che appare qui: books.google.es/…? – Charo Dec 30 '16 at 11:54
  • @Charo Non riesco a vedere a sufficienza del libro per confermare. È un uso arcaico e poetico in ogni caso, non mi aspetterei di trovarlo in un brano contemporaneo. – Denis Nardin Dec 30 '16 at 12:21
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Direi dal contesto che abbia il significato di "non dire stupidaggini". È ancora termine in uso come voce dialettale in alcune zone della Toscana.

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