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Noto che spesso viene usato l'imperfetto al posto del congiuntivo, per esempio: se io facevo avrei, se io studiavo avrei... Quando è accettabile?

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    Penso che tu intenda l'imperfetto indicativo al posto dell'imperfetto congiuntivo, no? Tecnicamente, sono entrambi imperfetti. – DaG Jun 24 '17 at 23:07
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    @DaG: E anche al posto del congiuntivo trapassato. Per esempio: Se studiavo, avrei passato l'esame invece di Se avessi studiato, avrei passato l'esame. – Charo Jun 25 '17 at 7:49
  • Secondo il mio libro, a volte si usa l'imperfetto indicativo al posto del condizionale passato. Per esempio: Se fossi venuto a casa mia mangiavamo una pizza insieme o persino Se venivi a casa mia mangiavamo una pizza insieme. – Charo Jun 25 '17 at 7:56
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    Questi usi dell'imperfetto indicativo si tendono a fare nel registro colloquiale nel periodo ipotetico dell'irrealtà per parlare di fatti del passato. – Charo Jun 25 '17 at 8:00
  • Il libro a cui mi riferivo prima è Nuovo Contatto C1. Corso di lingua e civiltà italiana per stranieri di R. Bozzone Costa, M. Piantoni, E. Scaramelli e C. Ghezzi. – Charo Jun 25 '17 at 9:11
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Trovi un interessante riassunto su quello che dicono diversi studiosi su questo fenomeno nella pagina 54 della tesi di dottorato di Entela Tabaku Sörman (Stockholm University):

Sabatini (1985: 167) sostiene che l’indicativo si estende sempre di più nel periodo ipotetico dell’irrealtà come in “se me lo dicevi, ci pensavo io”. Per Serianni (1986: 60), invece, la coppia congiuntivo/condizionale nel periodo ipotetico è abbastanza salda, nonostante la lunga tradizione anche letteraria del tipo con l’indicativo.

In generale, gli studiosi sono d’accordo sul fatto che questo sia un tratto caratteristico della lingua parlata. Così Bertinetto (1986: 378) osserva che l’imperfetto ipotetico risulta essere di uso frequentissimo nella lingua parlata, specialmente in certe varietà substandard dell’italiano. Quando compare in per esempio testi letterari, allora è quasi esclusivamente nelle parti dialogate, con spiccata funzione mimetica dello stile colloquiale. Anche Berretta (1993: 213) sostiene che l’imperfetto ipotetico è una costruzione colloquiale e popolare, ormai piuttosto diffusa anche nell’uso medio.

L’imperfetto ipotetico viene sconsigliato fermamente, per esempio, da Della Valle & Patota (2009: 119-120) nell’italiano scritto e in quello parlato in situazioni formali. Così, anche per Prandi (2011), che considera l’uso di questa forma come sconsigliabile, almeno nella lingua scritta, anche se vanta attestazioni già nell’italiano antico.

Tra le ultime osservazioni sull’uso dell’imperfetto ipotetico si può segnalare quella di Bonomi (2010: 126), che osserva che l’uso semplificato del tipo “se sapevo non venivo” è molto diffuso nella lingua parlata informale, però si riscontra meno in quella scritta.

L’indicativo nelle ipotetiche dell’irrealtà del passato, quindi l’imperfetto ipotetico, è per Serianni (2006a: 590) “un costrutto tipico del registro colloquiale, benché in espansione”. Il modulo più tradizionale per l’irrealtà nel passato, con il congiuntivo trapassato nella protasi e il condizionale presente o passato nell’apodosi è largamente diffuso anche nel registro colloquiale, sostiene Serianni.

In Renzi et al. (2001), altresì, l’uso dell’imperfetto ipotetico è visto come appartenente alla variante colloquiale del sistema standard, presente talora però anche in livelli più alti. Questa variante colloquiale prevede la possibilità che l’indicativo imperfetto sostituisca il congiuntivo piuccheperfetto nella protasi e /o il condizionale composto nell’apodosi, come in per esempio se lo sapevo prima, sarei arrivato in tempo a salutarti; se lo sapevo prima, arrivavo in tempo a salutarti; se l’avessi saputo prima, arrivavo in tempo a salutarti.

Patota (2003: 383) nella sua grammatica per stranieri è più restrittivo e normativo:

Bisogna sottolineare che l’uso dell’indicativo imperfetto nella frase condizione e/o nella frase-conseguenza dell’ipotesi irreale è normale nell’italiano parlato ma è da evitare nell’italiano scritto, in cui è preferibile usare il congiuntivo nella frase-condizione e il condizionale nella frase-conseguenza (Patota 2003: 383).

Questa citazione viene modificata nella pubblicazione successiva di Patota (2010: 302), dove l’osservazione “è da evitare” è scomparsa e il costrutto si presenta come un costrutto “normale nell’italiano parlato ma non così nell’italiano scritto in cui è preferibile usare il congiuntivo nella frase-condizione e il condizionale nella frase-conseguenza”.

Per Prandi & De Sanctis (2011: 354, 449) l’imperfetto ipotetico appartiene alla forma dell’irrealtà nel sistema substandard del periodo ipotetico, comune negli usi colloquiali e in testi di registro più alto con funzione di mimesi del parlato spontaneo. È un uso tipico del registro informale.

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