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Nel romanzo Rinascimento privato di Maria Bellonci ho letto:

I figli maschi hanno occupato spazi ampi nella mia vita. Da giovane il pensiero di loro prevaleva in me. Quando fui più matura in età e in esperienza occuparono ciascuno un posto preminente ma diverso: mi appassionava disegnare le loro azioni, seguirli e formarli a mio modo. Essere io donna divenne allora un pregio d'autorità afferrato e cresciuto a goccia a goccia in me stessa.

Ho cercato il vocabolo "pregio" in alcuni dizionari ma, tra le molte accezioni che appaiono, non riesco a vedere a quale corrisponda l'uso che se ne fa nel brano precedente. Potreste aiutarmi a chiarire il mio dubbio?

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  • Forse è usato in un senso simile a “privilegio”?? Commento – mi rendo conto – del tutto inutile: vedere questi estratti mi fa passare qualsiasi voglia di leggere la Bellonci... – DaG Aug 22 '17 at 10:07
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    Direi anch'io che significa qualcosa come "privilegio", "merito", "vanto". Non so se questo può essere utile: treccani.it/vocabolario/privilegio_%28Sinonimi-e-Contrari%29. – Benedetta Aug 22 '17 at 11:31
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Il significato del termine nel brano corrisponde all'accezione numero 9 della voce "pregio" sul Grande dizionario della lingua italiana, che precisa che questo aggettivo può essere accompagnato da un complemento di specificazione:

    9. Buona reputazione; fama onorevole, nomea positiva; gloria, lustro.
[...]
    – In relazione con un compl. di specificazione.
    Chiaro Davanzati, 1-55: Usate propiamente veritate, / se fin pregio volete di bontate. Dante, 1-2: Savete giudicar vostra ragione, / o om che pregio di saver portate; / per che, vitando aver con voi quistione, / com so rispondo a le parole ornate. Idem, Purg., 8-129: Vostra gente onrata non si sfregia / del pregio de la borsa e de la spada. Fiori di filosafi, 158: Chi vuole pregio di iustizia, usila ne' suoi offici. Livio volgar., 1-72: Tullo regnò con grande pregio di armi anni trentadue. Ceffi, XXI-25-46: Voi possiate tornare al vostro albergo con buona nominanza e grande pregio e di misericordia e di giustizia. Tasso, 6-72: Il titolo tu d'esser pudica / sì poco stimi, e d'onestate il pregio, / che te n'andrai fra nazion nemica, / notturna amante, a ricercar dispregio? L. Adimari, 159: Già in pregio d'onestà visse laudabile l'alto nome di Porzia e di Sulpizia.

Come specifica questo vocabolario un po' più avanti, questa accezione può anche avere la sfumatura di

    – Merito degno di onore; vanto.

Cioè, la narratrice si sta riferendo all'autorità come una qualità positiva di sé stessa, un merito degno di onore, di buona reputazione, associato al fatto di essere donna.

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