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Nel romanzo Il giorno della civetta, di Leonardo Sciascia, ho letto:

C'era: in fondo a un crepaccio di nove metri, già misurato da una corda cui era stata legata, perché scendesse a piombo, una pietra. La luce delle torce elettriche, intrigata dai cespugli che venivano fuori dalle pareti del crepaccio, batteva appena sul fondo.

Ho cercato alla voce "intrigare" in parecchi dizionari, ma non riesco a capire il senso di "luce intrigata dai cespugli" che appare in questo brano. Sapreste spiegarmelo?

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In questo caso intrigata vuol dire che la luce era ostacolata dai rami e faticava a raggiungere il fondo.

Il significato adatto per intrigare da Treccani è il seguente:

intrigare v. tr. e intr. (io intrigo, tu intrighi, ecc.). – 1. Altra forma (soprattutto settentr.) per intricare, nei sign. di avviluppare insieme, arruffare, disordinare e sim.: i. una corda; mi si sono intrigati i capelli; e anche, ma con uso più esteso e più efficace, nei sign. di impacciare, ostacolare, dare impiccio, in senso proprio e fig.: tutto questo disordine m’intriga nel lavoro

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    Ero convinto fosse solo un termine dialettale! Sono sorpreso che Sciascia lo usi visto che è un termine settentrionale. – Denis Nardin Dec 9 '17 at 12:19

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