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Nel racconto Casa d'altri di Silvio D'Arzo ho letto:

Qui non succede niente di niente. E neppure a Braino, vedrete. E neppure in tutta quanta la zona fino quasi alla valle. Gli uomini sono ai pascoli, adesso, e non tornano prima di notte: qualcun altro sta verso le torbe, e le donne a far legna qua e là. Se vi affacciate un momento in strada, tutt’al piú riuscirete a trovare una vecchia a soffiar sul fornello.

Cercando il vocabolo "torba" nei dizionari ho trovato definizioni che fanno riferimento a un combustibile fossile o a un suolo costituito di sostanza organica. Tuttavia, queste accezioni mi sembrano un po' strane nel contesto del brano precedente, con "le torbe" così in plurale. Per questa ragione vi chiedo: sapreste spiegarmi cosa sono "le torbe" nel passaggio sopra citato?

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Direi che l’autore per torbe voglia intendere torbiere, cioè

ambienti caratterizzati da grande abbondanza di acqua (acquitrino o palude) in movimento lento e a bassa temperatura. In tale ambiente si sviluppa una vegetazione prevalentemente erbacea tipica di luoghi umidi, briofite (muschi) ma anche Gramineae (graminacee), Cyperaceae ed altre.

In ambiente umido e freddo in presenza di consistenti quantità di composti tannici e di sostanze acide, l'attività dei batteri che naturalmente degradano la sostanza organica viene fortemente inibita, per di più l'ambiente limoso e con scarsa circolazione di acqua e quindi povero di ossigeno rende inospitale l'ambiente per i microrganismi. Il materiale vegetale che deriva dal ciclo biologico delle piante che vivono nella torbiera, tende quindi progressivamente ad accumularsi in strati dando origine alla torba, unitamente a resti di animali come gli insetti.

Nel passaggio da te indicato gli uomini si stanno dirigendo verso zone paludose.

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  • Infatti, questo vocabolo, "le torbe", appare parecchie volte nel racconto. Ma parla anche delle "torbiere", come nel esempio del mio commento seguente. – Charo Dec 15 '17 at 10:57
  • «Viveva sola, al di là del sentiero degli olmi, proprio ai margini della parrocchia, e dopo non ci sono che forre torbiere e anche peggio, se pur peggio è possibile: c’era venuta a stare da poco, e senza dir niente a nessuno, venendo su dalle parti di Bobbio dove quattro anni prima i tedeschi avevano bruciato anche i sassi: si chiamava Zelinda Icci fu Primo: aveva compiuto i sessantatre l’otto agosto, e adesso lavava stracci e budella dalla mattina alla sera laggiú dal canale per qualcuno o qualcosa di un paese di valle dove c’era già qualche industria.» – Charo Dec 15 '17 at 10:58

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