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Are there any words like can be pronunced in different ways but still have the same meaning in italiano?

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    Welcome to Italian.SE! Do you mean synonyms? – Charo Dec 20 '17 at 16:55
  • No, I mean the same word but people can pronunciate it differently, I'm conducting a study and it is essential for me :) – Eda Yavuz Dec 20 '17 at 17:05
  • For instance, in different regions of Italy? – Charo Dec 20 '17 at 17:08
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    I think your question should be reworded so it's clearer what you are asking. – Charo Dec 20 '17 at 19:51
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In different regions of Italy there are differences in the way Italians do pronounce many words. I can give you some examples that I took from the book Italiano grammatica. Grammatica essenziale della lingua italiana by Melina Insolera, published by Zanichelli. According to this book, the word casa is pronounced /'kaza/ in the North of Italy (with voiced "s"), while is /'kasa/ in the Center-South (with voiceless "s"). The word insalata instead is /insa'lata/ in the North (with voiceless "s"), but /intsa'lata/ at Rome (with voiceless "z"). The word roba is pronounced as robba in many regions of the Center-South, whereas the word brutto is often pronounced as bruto in the North of Italy. The word colonna is pronounced / ko'lɔna/ (with an open "o") at Rome and at many parts of Italy, but not at Florence, where it's pronounced /ko'lonna/ (with a closed "o") due to the Latin origin of the word (it comes from columna).

Other examples from this book:

  • The word bene is pronounced /'bɛne/ at Florence and Rome, but /'bene/ in the North and South of Italy.
  • ‎The word piede is pronounced /'pjɛde/ at Florence and Rome, but /'pjede/ in the North and South of Italy.
  • ‎The word zio is pronounced with voiceless "z" /'tsio/ in the Center-South, but with vouced "z" /'dsio/ in the North.
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    The /nts/ pronunciation for /ns/ is quite common in Rome dialect. – egreg Dec 21 '17 at 17:01
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Credo che occorra distinguere tra "differenze regionali di pronuncia (cfr. italiano regionale)" e "pronunce differenti" della stessa parola con signifcato invariato.

Nel primo caso rientrano le pronunce regionali le cui principali divergenze dalla pronuncia standard consistono nei fenomeni di vocalismo e consononantismo (cfr. Dardano, Trifone, Grammatica italiana con nozioni di linguistica, 3a ed., pag.689-690, §17.7).

Come esempio di vocalismo, nel Meridione scienza (pronunciato /ˈʃɛnʦa/ nell'italiano standard) viene pronunciato /ˈʃjɛnʦa/ che è errato, in quanto la i ha semplice valore diacritico e non va pronunciata.

Come esempio di consonantismo, nel Meridione si ha la sonorizzazione delle consonanti precedute da una nasale: stanco (/'stanko/) viene erratatemente pronunciato /'stango/, tanto (/tanto/) tende ad esser pronunciato /tando/, etc.

Vi sono tantissime differenze di pronuncia legate alla territorialità e basta sfogliare ad esempio il Dizionario di pronuncia italiana o il Manuale di pronuncia italiana di Canepari per rendersene conto. Le pronuncia che si discosta dallo "standard" è ovviamente errata, sebbene spesso tollerata. Ad esempio:

  • zio(*): pronunciato /'tsio/ è ormai sconsigliato, mentre è corretta la pronuncia /'dsio/;
  • zappa(*): consigliato /'dzappa/, mentre è sconsigliato /'tsappa/ (fino ad un tempo addirittura ritenuto l'unica pronuncia corretta)
  • bene: è corretto /'bɛne/, mentre è errato /'bene/

(*) cfr. Manuale professionale di dizione e pronuncia di Carboni Giancarlo, cap. 13, pag. 87-88.

Il linguista Luca Serianni, nella sua Grammatica Italiana pag. 14, chiama la pronuncia standard la pronuncia modello: "[..omissis..] quasi nessun parlante si sottrae all'impronta della zona d'origine, ... Ciò non vuol dire, però, che non ci sia un italiano modello, da identificare, come in altre lingue, in quell che viene realizzato dal parlante che lascia capire il più tardi possibile la propria provenienza regionale e sociale. Un italiano di questo tipo c'è ed è in espansione, benché venga ancora raramente appreso come idioma materno: è la lingua delle scuole di recitazione, degli annunciatori televisivi, dei doppiatori cinematografici, avente alla base il modello colto fiorentino depurato di alcuni tratti idiomatici. Che una pronuncia normativa esista, possa e debba essere insegnata ci sembra quindi indubbio."

Nel secondo caso, la questione è più complessa e limitata a poche parole e si tratta di errori che andrebbero emendati. Rientrano in questo caso ad esempio (per la trascrizione fonetica corretta vi prego di ricercare i termini nel DiPI):

  • il circuito: la pronuncia corretta è circùito, ma si sente ancora pronunciare, soprattutto nel Nord, circuìto (da evitare in quanto errata)
  • il baule: la pronuncia corretta è baùle, ma si sente ancora pronunciare, soprattutto nel Sud, bàule (da evitare in quanto errata)
  • edile: la pronuncia consigliata è edìle, ma si sente ancora édile

Sulla scia di quanto detto elenco alcune delle parole (in grassetto) con pronucia corretta (la prima in corsivo) e pronuncia differente (dallo standard) e pertanto scosigliata/errata (la seconda):

  • appendice: appendìce (pr. corretta), appèndice (pr. sconsigliata/errata)
  • amaca: àmaca, amàca
  • autodromo: autòdromo, autodròmo
  • bocciolo: bocciòlo, bòcciolo
  • bolscevico: bolscevìco, bolscèvico
  • caduco: cadùco, càduco
  • calligugo: callìfugo, callifùgo
  • cosmopolita: cosmopolìta, cosmopòlita
  • cuculo: cucùlo, cùculo
  • dissipo: dìssipo, dissìpo
  • fortuito: fortùito, fortuìto

e così via.

Potete trovare un elenco in Manuale professionale di dizione e pronuncia di Carboni Giancarlo oppure nel link della Crusca.

Vi sono inoltre altre parole per le quali esistono pronunce diverse ma entrambe corrette. Ad esempio

  • guaina ha la pronuncia comune /ˈɡwaina/ e la pronuncia /ɡwaˈina/ (denota l'intenzione di dar sfoggio di cultura! ma non è aulica né colta)
  • elaboro ha la pronuncia comune /e'laboro/ e la pronuncia aulica /ela'boro/ (rappresentativa soprattutto della lingua poetica o arcaica)
  • zaffiro pronunciato /'dzaffiro/ seguendo l'accentazione greca e /dzaf'firo/ seguendo l'accentazione latina.

Il sito di Canepari e le relative pubblicazioni approfondiscono il tema per chi vuole sapere di più.

Consiglio infine il DOP - Dizionario multimediale e multiligue d'Ortografia e di Pronunzia seppur provvisorio ed incompleto.

Per chi volesse esercitarsi con la dizione dell'italiano standard, oltre al manuale sopra citato, consiglio il volume di Canepàri e Giovannelli, La buona pronuncia italiana del terzo millennio

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  • Molto interessante, ma non capisco perché una pronuncia regionale diversa dallo "standard" debba essere considerata "ovviamente errata". Cito dal libro Italiano grammatica. Grammatica essenziale della lingua italiana dal quale ho tratto i miei esempi: «Lo straniero che studia l'italiano deve essere preparato a uno sforzo supplementare, proprio perché l'italiano, mentre ha uno standard scritto altamente codificato, manca concretamente di uno standard per il parlato, nel quale si riflettono di necessità le molte differenti pronunce regionali». – Charo Dec 25 '17 at 19:21
  • Nella mia lingua, il catalano, accade lo stesso: ci sono diverse pronunce dipendendo dalle regioni. E guai a me, che ho la pronuncia di Barcellona, si oso dire a una persona proveniente da un'altra regione che la sua pronuncia del catalano è errata! – Charo Dec 25 '17 at 19:21
  • Un altro dettaglio a commentare: su Italian.SE abbiamo la regola di rispondere in inglese a una domanda scritta in inglese e in italiano a una domanda in italiano. – Charo Dec 25 '17 at 19:22
  • Sul concetto di standard ci sono ampie discussioni, tant'è che Canepari la chiama pronuncia naturale, piuttosto che pronuncia standard, ossia "buona pronuncia italiana di quei suoni, di quelle intonazioni, di quegli elementi così diversi da quelli che normalmente sentiamo nel parlato quotidiano." In sintesi, ma l'argomento meriterebbe maggiore approfondiment, si può dire che l'italiano standard è quello che si insegna nelle scuole di dizione. Non conosco la Grammatica citata, ma i più grandi linguisti italiani (Canepari, Serianni, ecc.) sono sostanzialmente d'accordo sul punto. – alexjo Dec 25 '17 at 19:37
  • Non conoscevo la regola, ma credo che allora bisognerebbe correggere il "we should" in "we must". Ne terrò conto per il futuro. – alexjo Dec 25 '17 at 19:38

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