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Nella prefazione a Nostro lunedí di Silvio D'Arzo ho letto:

Ci scrivevano divertentissime lettere: nelle prime sei righe ci facevano chiaramente capire che noi potevamo con tutta tranquillità porre la nostra candidatura fra i grandi del secolo: nelle ultime due si rammaricavano che la difficoltà del momento li costringesse a rifiutare l’offerta. Incolpavano il pubblico, eccetera. Soprattutto, si preoccupavano di mostrare a nostro favore una specie di sdegno civile. Facemmo male a pigliarcene: quelle lettere erano degne di noi.

Ho cercato il verbo "pigliare" in parecchi dizionari, ma non riesco a capire il senso dell'espressione "pigliarcene" in questo passaggio. Potreste spiegarmelo?

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  • 6
    Secondo me nel senso di "prendercela" o "rimanerci male" (vedi treccani.it/vocabolario/prendere par. 14) Jan 26 '18 at 13:35
  • 1
    Concordo con Riccardo De Contardi: il significato è proprio quello di «prendersela», con sostituzione del verbo non marcato («prendere») con un verbo marcato (almeno diatopicamente, oggi). Feb 15 '18 at 17:26
  • @FerdinandBardamu: Potresti scrivere una risposta?
    – Charo
    Feb 15 '18 at 17:42
  • 2
    Oltre a usare un verbo diverso da quello più usuale (almeno attualmente), è diversa anche la reggenza: “pigliarce_ne_” anziché “pigliarce_la_”.
    – DaG
    Feb 16 '18 at 0:03
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Pigliarsela è una forma alternativa, con sostituzione sinonimica, di prendersela. Il significato è affine a impermalirsi, aversela (o aversene) a male.

In questo caso, come è stato detto nei commenti, rispetto a un’ipotetica forma base prendersela, cambia anche uno dei due clitici: da la a ne. Il significato, però, rimane lo stesso.

Pigliarsela e pigliarsene sono semanticamente equivalenti, dunque, ma il secondo è senza dubbio piú raro del primo. Lo dimostrano le sparute attestazioni che si possono trovare in Rete. Tra queste, cito:

Platone, Critone, traduzione di Francesco Acri

Ancora in quel che si faceva il giudizio, t’era lecito per penitenza prendere da te lo andare in esilio; e ciò che ti disponi ora a fare a dispetto della città, potevi fare tu allora col suo consentimento. Ma allora ti facevi bello dando vista di non pigliartene all’idea che bisognasse morire; anzi dicevi meglio voler la morte, che l’esilio[.]

Aristofane, Le vespe, traduzione di Ettore Romagnoli

FILOCLEONE (Con voce rotta e fioca):
Dimmelo... davvero... è prosciolto?
SCHIFACLEONE:
Perdio!
FILOCLEONE:
Sono finito!
(Ricasca giú)
SCHIFACLEONE:
Sta su, benedett'uomo, non pigliartene!
FILOCLEONE (Cupo e tragico):
Come sopporterò tanto rimorso?
Prosciolsi un imputato. Or che mi resta? Deh, venerandi Numi, perdonatemi! Non è da me, ma non l'ho fatto apposta!

Pigliarsela, pigliarsene, prendersela, ecc. sono verbi procomplementari, in cui «altri pronomi clitici [oltre a si] (ci, la, le, ne) si saldano al verbo» (Enciclopedia dell’Italiano, «Verbi pronominali»).

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    A orecchio suona verosimile, ma mi sentirei più sicuro se vedessi qualche altro esempio in cui “pigliarcene” è usato in questo senso.
    – DaG
    Feb 16 '18 at 21:15
  • 1
    @DaG Qui c’è un altro esempio, basta cercare nella pagina «non pigliartene». Un altro esempio si trova qui, sempre nella forma «non pigliartene». In generale, pare che il verbo procomplementare «pigliarsene» sottintenda «cura, pensiero, briga e sim.». Feb 18 '18 at 9:45
  • 2
    @FerdinandBardamu: La citazione del Critone di Platone appare anche nella Wikisource. Si tratta di una traduzione di Francesco Acri pubblicata da Vallecchi nel 1925. Penso sia interessante includere questi due esempi (traduzioni di Francesco Acri e di Ettore Romagnoli) nella risposta: così sarà più ben argomentata.
    – Charo
    Feb 20 '18 at 23:14
  • @Charo: grazie del suggerimento. Ho aggiunto gli esempi alla risposta. Feb 21 '18 at 21:46

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