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Nel libro Non ora, non qui, di Erri De Luca, ho letto:

Le nuvole confondevano il vento, smembrandosi in corsa e il vento correva e ringhiava da cane pastore per tenerle unite in branco. Verso sera tutte le forme possibili si placavano in linee di rosso dove il sole scendeva e chiamava tutto il cielo a rompersi e a sparire.

Ho cercato il verbo "placare" in parecchi dizionari. Tuttavia, non riesco a capirne il senso nel contesto del brano sopra citato. Me lo potreste spiegare?

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    Come quando il mare agitato si placa e diventa liscio. – egreg Feb 7 '18 at 9:21
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Nel contesto da te citato significa che le nuvole, quasi fossero pecore di un gregge, si muovevano continuamente e alla sera si placavano, cioè si allineavano in gruppo come se stessero tornando all'ovile.

Come correttamente fatto notare da @egreg è "come quando il mare agitato si placa e diventa liscio"

placarsi v. intr. pron. 1. [diventare calmo e tranquillo: era arrabbiato ma ora si sta placando] ≈ calmarsi, quietarsi,

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