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Nel libro Cronaca familiare, di Vasco Pratolini, ho letto:

La nonna si mordeva le labbra ogni volta che l’episodio le veniva rinfacciato, si riprometteva di pagare il debito del babbo con i suoi risparmi: guadagnava una lira l’ora nei suoi mezzo-servizio. Io giocavo con i miei amici, per la strada, di soldi e diecioni: trecento lire era una somma che veniva da ridere a pensarci, tanto mi pareva enorme. Cenavamo, la nonna ed io, a caffè e latte, spendevamo, tutti e due, una lira.

Sapreste spiegarmi cosa significa "diecione"? Ho cercato questo vocabolo in parecchi dizionari, ma non l'ho trovato.

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Si tratta di una moneta:

nell'uso toscano: moneta da dieci centesimi, più grande del diecino, coniata fino ai primi decenni del XX secolo

Tratto da Diario Sentimentale sempre di Vasco Pratolini:

Ciascun giocatore è fornito di diecioni, i due soldi d'anteguerra, molti dei quali del tempo di re Umberto, affilati dall'uso o, in seguito a magistrali arrotature sulla pietra, lustri e levigati.

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  • 1
    Curioso che non ci sia sui veri dizionari moderni: evidentemente è considerato troppo locale. Aggiungo, dal Vocabolario italiano della lingua parlata di Rigutini e Fanfani (1893), molto toscanocentrico: “Nome che dà il popolo fiorentino alla moneta di rame, del valore di dieci centesimi”. – DaG Feb 23 '18 at 9:37
  • 1
    Ricordo che fino alla Seconda guerra mondiale una lira era appunto composta da 20 soldi (equivalenti evidentemente a 5 centesimi ognuno). – DaG Feb 23 '18 at 9:45

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