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Uno degli usi dell’aggettivo bello è quello di rafforzare un sostantivo o un aggettivo, praticamente con il significato di tanto o molto.

In frasi come:

Sono stato un bello stupido a crederci.
Mi faccia un cappuccino bello caldo.
Ho guadagnato una bella somma.
Un bel pezzo di strada.

Il dizionario etimologico non chiarisce l’origine di questo uso.

Qualcuno sa dirmi quale è l’origine di questo significato? Ha forse a che fare con il latino?

  • Sono abbastanza sicuro che il rafforzativo "bello" sia di origine napoletana, in quanto in napoletano è molto più diffuso nelle espressioni d'uso comune (qualcosa che è buono di gusto oppure che funziona bene viene etichettato come "bello"). Come spesso accade, è probabile che questo modo di dire provenga da una contaminazione - fraintendimento di qualche parola spagnola o francese ma non riesco a intuire quale – MrPk Jun 12 '18 at 8:07
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    È molto presente anche nel dialetto parmigiano, ma credo che in generale non ci sia bisogno di una etimologia molto articolata. È un aggettivo con un senso positivo, quindi il "rafforzamento" è molto intuitivo, immediato. – ErniBrown Aug 22 '18 at 13:40
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Secondo il Grande dizionario della lingua italiana, che riporta le prime attestazioni delle diverse accezioni di ogni termine, i primi usi di "bello" per indicare "molto, abbondante, grande, grosso, notevole, ecc." come qualifica di un sostantivo risalgono al Trecento. Su questa fonte ne troviamo questi esempi del Decameron di Boccaccio e dei Ricordi di Giovanni di Pagolo Morelli:

Boccaccio, Dec., 2-7 (196): Fece una sera, per modo di solenne festa, una bella cena. Idem, Dec., 8-2 (239): Per bella paura entro, col mosto e con le castagne calde si rappattumò con lui. G. Morelli, 445: Per bella paura... gittò le bandiere del Comune in terra giù ne' fossi.

Invece, l'uso di "bello" seguito immediatamente da un aggettivo per "sottolineare il valore dell'aggettivo" a cui accompagna è molto più recente: questo dizionario riporta come prima attestazione questa citazione dai Cento racconti popolari lucchesi di Idelfonso Nieri, pubblicati nel 1906:

Nieri, 245: Una volta un uomo, là sulla fine di Maggio, aveva menato il miccio a pascere, e l'aveva lasciato bello libero, perché si scialasse meglio.

Tuttavia, la prima attestazione dell'espressione "bello e" o "bell' e" seguita da un aggettivo o da un participio (o da un avverbio e più raramente anche da un infinito o un sostantivo) risale all'inizio del Trecento:

Fra Giordano, 3-152: Noi avemo l'uovo bello e mondo, e la gallina bella e cotta, e non avemo se non a mangiare. Boccaccio, Dec., 8-3 (243): Chi facesse le macine belle e fatte legare in anella, prima che elle si forassero.

Questi usi di "bello" non sembrano avere a che vedere col latino: secondo lo stesso dizionario l'aggettivo latino bellus proveniva

dal linguaggio affettivo e familiare come dimin. di bonus (cfr. le forme arcaiche attestate duenos e duomus), con la vocale che si continua nell'avv. bene: *benülus da *duenolos.

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Penso dipenda dal fatto che il "bello" in tempi passati era assimilato alla dimensione. In tempi di "magrezza" e povertà, qualcosa di pieno, robusto, grande veniva inteso come "bello". Si pensi all'espressione "un bel piatto di pasta" o simili.

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