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Leggendo questa domanda su Reddit mi rendo conto che non so perché colloquialmente, con una diffusione molto ampia, si dica “avere culo” (e varianti eufemistiche che accennano a “c...” o al “lato B” o alla “fortuna con la C maiuscola”) per dire di essere fortunati.

Nelle risposte a quella domanda si accenna a teorie curiose ma senza fonti. Qualcuno ha risposte più fondate?

EDIT: Giusto, tecnicamente uno dei partecipanti a quel filone su Reddit cita una “fonte”, ma cercherei qualcosa di più solido di “parolacce.org”.

  • Ritengo che "botta di culo" costituisca l'imprevisto sostegno della fortuna e non c'entri nulla con il fallo: la fortuna proietta in avanti il fortunato, spingendolo forte, facendolo (metaforicamente) balzare su un possente cavallo ("stare a cavallo"). La fonte indiretta è Virgilio, che associa il Cavallo alle fortune di Cartagine: Didone sceglie il sito della Città là ove rinviene un teschio di cavallo. – Salvatore Conte Jun 3 '19 at 17:29
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Sebbene la fonte non sembri essere di prima categoria, ho trovato comunque in questo articolo un interessante ragionamento, di cui riporto i passi principali:

Sul Web ho trovato due spiegazioni su questo curioso modo di dire. La prima ricollega l’espressione alla pederastia dei Romani: “i bei giovani dai glutei appetitosi venivano molto richiesti dai Romani che, per poterli possedere sessualmente, li ricoprivano di regali. Così, avere un bel posteriore, per un ragazzo, era indizio di una vita più fortunata rispetto ai propri coetanei”.

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L’altra spiegazione che circola sul Web fa riferimento a un fatto storico: le forche caudine, ovvero l’umiliazione dei Romani sconfitti dai Sanniti nel 321 a.C. Secondo alcuni, alla fine, i Romani furono sodomizzati uno a uno e “chi aveva un ano più grande (sic!) soffriva meno, quindi era più fortunato” .

Entrambe però non sembrano avere riscontro storico per cui la spiegazione del modo di dire deve essere un’altra.

La letteratura non ci viene in aiuto: «l’espressione ‘avere culo’ è abbastanza recente» dice il lessicografo Giovanni Casalegno. «Nel “Grande dizionario della lingua italiana” del 1964 è presente, ma non si cita alcuna fonte letteraria». Ma se la letteratura non ci aiuta, può venirci in soccorso la scienza.

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L’etologo Desmond Morris ha dedicato diverse pagine all’argomento, nel bellissimo libro “L’uomo e i suoi gesti” “Pare che le grosse e rotonde natiche femminili siano un antico segnale di richiamo sessuale, l’equivalente umano del gonfiore delle femmine degli altri primati” scrive Morris. “Per lanciare un segnale sessuale al maschio, la scimmia femmina gli presenta il posteriore nel modo più cospicuo possibile. Nelle scimmie di tutte le specie, questo gonfiore aumenta e diminuisce secondo il ciclo mensile della femmina, raggiungendo la dimensione massima nel periodo dell’ovulazione.

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Dunque, tirando le somme: i glutei sono simbolo di femminilità, sesso, fecondità, attrattività, felicità (che, etimologicamente, significa fecondità). Per il linguista Ottavio Lurati,  le parti anatomiche collegate alla riproduzione (quindi non solo il sedere, ma anche il fallo e la vagina) hanno un valore vitale così alto che sono usate simbolicamente “come forze apotropaiche per allontanare il dolore, la magia, il male, il malocchio: dunque, aver culo significa aver fortuna”. La spiegazione è plausibile, visto che la sessualità è vita e come tale scaccia la morte.

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  • Grazie, ma questa è proprio la stessa “fonte” che citano su Reddit. Mi scuso per non averla menzionata prima nella mia domanda. – DaG Jun 12 '18 at 22:59
  • Comunque uno spunto interessante è in quella frase attribuita a Casalegno. Chissà da dove è tratta: vedo che tra l'altro è coautore di Brutti, fessi e cattivi. Lessico della maldicenza italiana, che potrebbe essere interessante da questo punto di vista. – DaG Jun 12 '18 at 23:03
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    Le prime due possibilità mi sembrano vergognosamente fasulle. – egreg Jun 13 '18 at 14:13
  • Va osservato, che il gestaccio con cui spesso si accompagna l'espressione "che culo", non sembra riferirsi alla rotondità delle natiche, quanto a un esteso impiego a scopo di piacere dello stesso. Potrebbe trattarsi di una nota di biasimo omofoba, eventualmente scherzosa, per chi è molto fortunato. – mico Mar 14 '19 at 14:15

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