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Leggendo questa domanda, mi sono interrogata sull'origine del suffisso "-ete" nelle onomatopee ("bumpete", come nella domanda, ma anche "zacchete"). Un uso illustre è dato da Aldo Palazzeschi nella sua poesia La fontana malata (1909):

Clof, clop, cloch,
cloffete,
cloppete,
clocchete,

chchch...
È giù,
nel cortile,
la povera
fontana
malata; [...]

A quando risale la sua prima attestazione? È di origine regionale?

A me verrebbe da pensare che abbia un'origine romana e che si formi come "ammappete" e "aridanghete", ma non trovo fonti che lo dimostrino.

Edit: Sembra che il suffisso -ete sia diffuso in triestino:

Tipicamente triestino per dire "in quattro e quattr'otto" è il tic e tac e ancora più tipico è il tichete tachete, che manifesta in maniera evidente una predilezione per il finale in -ete. L'italiano ha quasi solo "patapunfete", noi invece con quel -ete pare ci siamo specializzati nel… colpo con rimbalzo, perché abbiamo zachete (il taglio netto) e trachete (lo spezzarsi di qualcosa) e poi s'ciachete, pafete, clunchete, sgnachete.

  • 3
    Domanda interessante! Quanto all'aggiunta, del triestino non so niente, ma in italiano standard c'è ben più che “patapunfete”. Da una ricerca sullo Zingarelli ne risultano registrati vari: ciacchete, ciuffete, clanghete, clocchete, cloppete e così via. – DaG Jul 24 '18 at 13:00
  • 2
    Sul Tommaseo-Bellini ce ne sono di meno, ma pur sempre una mezza dozzina: pàffete, tònfete, tòppete... – DaG Jul 24 '18 at 13:03

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